Trasporti
«Dovevano dircelo prima»
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Said, il cuoco della coop Mise I residenti protestano per la mancata informazione
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LIZZANO. Poco più di cento anime nel paese dei murales. Meno di un terzo i profughi ospitati alla Casa vacanze della diocesi. Troppi, per gli abitanti della frazione, la maggior parte dei quali anziani, altri che vivono di un turismo che qui si concentra nei due principali mesi estivi quando si ripopolano le seconde case. «Ieri sera qui al bar c'è stata l'assemblea, sono volate anche parole grosse - dice Davide Provoli, gestore dell'unico bar del paese -. Ora sono arrivati, la frittata è fatta, spero che vada tutto serenamente». E' l'unico bar del paese e in questi giorni sarà sicuramente una delle mete privilegiate dei giovani tunisini, non fosse altro che per il clima decisamente più fresco rispetto a quello lasciato nel nord-Africa. La mancanza del mancato preavviso da parte del Comune è una delle lamentele più diffuse in paese. «L'abbiamo saputo dai giornali - dice Alessandra Lori -. Ci fosse stato più tempo. Io spero proprio che vada tutto bene. Certo per noi che siamo abituati a lasciare la chiave sulla porta, o l'auto aperta e a portare i bimbi per il paese, adesso qualcosa cambierà. La chiave non ce la lasciamo più. Speriamo siano davvero bravi come dicono». La gente aspetta la "libera uscita" degli immigrati per piccoli gruppi, attesa nel pomeriggio, con un sentimento misto fra l'intimorito e l'incuriosito. Non c'è la rivolta, ma qualche brontolìo e un'ansia sottaciuta con la dignità tipica dei montanari. «Spero proprio che siano ragazzi in gamba - dice Giancarlo Tondinelli -. Ma chi può dirlo? Mele marce ci sono ovunque, anche fra noi italiani. Certamente c'è un po' di timore che qualcuno s'intrufoli in casa per rubare sfuggendo ai controlli. Forse sono troppi per un paese piccolo come questo. Noi siamo legati alle nostre tradizioni, compresa quella di fare tutto insieme, con la chiave sempre alla porta e la macchina aperta. Adesso non lo faremo più. L'altro aspetto che ha fatto un po' arrabbiare è il mancato avviso: capiamo che non lo sapessero bene neppure l'autorità quando arrivavano questi profughi, ma non è giusto che si sia venuto a sapere attraverso i giornali». F.A.
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