Sicurezza
Aceto contro le piante infestanti
Eugenio Fagnoni
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Il direttore del Cespevi Paolo MarzialettiProgetto Erbaviva: al Cespevi il bio-diserbante del futuro
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PISTOIA. Avviato al Cespevi il progetto "Erbaviva", finanziato con 20.000 euro dalla Regione, per il controllo delle "malerbe", cioè della flora spontanea che nell'attività vivaistica determina la riduzione della crescita delle piante. Il progetto è stato promosso dal Dipartimento di Biologia delle piante agrarie dell'Università di Pisa, in collaborazione con il Centro sperimentale del vivaismo Cespevi e l'Associazione vivaisti pistoiesi. La presenza delle "malerbe" è più sentita nella coltura in vaso in piena aria, determinando danni commerciali ed estetici. E' stato riscontrato, in particolare, che il notevole scambio di piante in vaso tra le diverse aree vivaistiche italiane, europee ed extraeuropee favorisce la diffusione delle "malerbe" nelle coltivazioni in contenitore.
Questa sperimentazione, che ha il suo centro di ricerca, al Cespevi, si pone l'obiettivo di evitare, ove possibile, di utilizzare diserbanti di natura chimica, privilegiando l'uso di bioerbicidi di natura vegetale e, di conseguenza, una loro rapida ed assoluta biodegradabilità. La ricaduta pratica di questo progetto è duplice: identificare con precisione le "malerbe" più diffuse ed anche di recente introduzione; creare le condizioni per una lotta alle erbe infestanti più razionale e finalizzata al loro contenimento, con mezzi preventivi ed eco-compatibili. «Questo nostro lavoro - spiega il direttore del Cespevi, Paolo Marzialetti - vuole dare indicazioni di pratica vivaistica che permettano agli operatori di mettere in atto misure preventive per il controllo delle erbe infestanti, e di utilizzare dei bioerbicidi contro le malerbe, attuando praticamente una sostenibilità ecologica in una attività agricola intensiva come il vivaismo». Il direttore Marzialetti spiega però che nelle prove fin qui effettuate si hanno dei risultati incoraggianti. «Sull'esempio di quanto attuato con successo in Usa - precisa - si sono fatte delle prove, usando, come "biodiserbante", l'aceto comune. La prova con l'utilizzazione di aceto comune concentrato funziona, specialmente sulle piante all'inizio dello sviluppo». Nelle sperimentazioni attuate nelle serre del Cespevi con l'uso dell'aceto comune concentrato si sono misurati anche i costi di esercizio, e si è visto che è pari a quello dell'uso del prodotto chimico, con il vantaggio ambientale di un vivaismo eco-sostenibile. Ha dato risultati positivi anche un'altra prova, quella dell'uso nei vasi più piccoli dei "dischi pacciamanti di tessuto-non tessuto" al posto del diserbo. «Il costo è sopportabile e questi dischi sono di uso molto pratico, poiché si posizionano nei vasi con la macchina invasatrice. Alcuni vivaisti pistoiesi che hanno utilizzato i dischi pacciamanti, al posto del diserbante, hanno avuto riscontri pratici che questo sistema funziona. Bisogna inoltre evidenziare che nelle prove pratiche l'uso di dischi pacciamanti di tessuto/non tessuto ha dimostrato di determinare un altro effetto positivo per chi li usa; infatti si sono dimostrati dei buoni contenitori dell'acqua in vaso, e quindi determinano un risparmio idrico»
Questa sperimentazione, che ha il suo centro di ricerca, al Cespevi, si pone l'obiettivo di evitare, ove possibile, di utilizzare diserbanti di natura chimica, privilegiando l'uso di bioerbicidi di natura vegetale e, di conseguenza, una loro rapida ed assoluta biodegradabilità. La ricaduta pratica di questo progetto è duplice: identificare con precisione le "malerbe" più diffuse ed anche di recente introduzione; creare le condizioni per una lotta alle erbe infestanti più razionale e finalizzata al loro contenimento, con mezzi preventivi ed eco-compatibili. «Questo nostro lavoro - spiega il direttore del Cespevi, Paolo Marzialetti - vuole dare indicazioni di pratica vivaistica che permettano agli operatori di mettere in atto misure preventive per il controllo delle erbe infestanti, e di utilizzare dei bioerbicidi contro le malerbe, attuando praticamente una sostenibilità ecologica in una attività agricola intensiva come il vivaismo». Il direttore Marzialetti spiega però che nelle prove fin qui effettuate si hanno dei risultati incoraggianti. «Sull'esempio di quanto attuato con successo in Usa - precisa - si sono fatte delle prove, usando, come "biodiserbante", l'aceto comune. La prova con l'utilizzazione di aceto comune concentrato funziona, specialmente sulle piante all'inizio dello sviluppo». Nelle sperimentazioni attuate nelle serre del Cespevi con l'uso dell'aceto comune concentrato si sono misurati anche i costi di esercizio, e si è visto che è pari a quello dell'uso del prodotto chimico, con il vantaggio ambientale di un vivaismo eco-sostenibile. Ha dato risultati positivi anche un'altra prova, quella dell'uso nei vasi più piccoli dei "dischi pacciamanti di tessuto-non tessuto" al posto del diserbo. «Il costo è sopportabile e questi dischi sono di uso molto pratico, poiché si posizionano nei vasi con la macchina invasatrice. Alcuni vivaisti pistoiesi che hanno utilizzato i dischi pacciamanti, al posto del diserbante, hanno avuto riscontri pratici che questo sistema funziona. Bisogna inoltre evidenziare che nelle prove pratiche l'uso di dischi pacciamanti di tessuto/non tessuto ha dimostrato di determinare un altro effetto positivo per chi li usa; infatti si sono dimostrati dei buoni contenitori dell'acqua in vaso, e quindi determinano un risparmio idrico»
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