Il Tirreno

Pistoia

Sala gremita all’anteprima pistoiese al cinema Lux del film sugli ultimi giorni di Terzani

Tutto esaurito per "La fine è il mio inizio"

Un’immagine di Tiziano Terzani all’Orsigna
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Un’immagine di Tiziano Terzani all’Orsigna

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 PISTOIA. Tutto esaurito lo scorso giovedì per l'anteprima pistoiese del film "La fine è il mio inizio", basato sui dialoghi-intervista che Tiziano Terzani compose assieme al figlio Folco durante gli ultimi giorni di vita. Quasi completamente occupato da "indigeni" dell'Orsigna il cinema Lux di Pistoia.  Il film ha confermato le ottime impressioni espresse una settimana prima all'anteprima nazionale di Firenze. Una volta terminata la proiezione, il produttore Ulrich Limmer si è messo a disposizione per rispondere alle domande del pubblico, facendo ricorso alla sua buona conoscenza della lingua italiana e, per alcuni termini, ricorrendo all'aiuto di una traduttrice.  Dal gruppo di studenti di un liceo, una ragazza chiede se la scelta di vestire Bruno Ganz sempre di bianco avesse qualche significato particolare: «Semplicemente - risponde Limmer - Tiziano era solito vestirsi così. Abbiamo scelto i vestiti ricostruendo con precisione le testimonianze e le foto che riguardavano il suo abbigliamento. Ganz non indossa alcuna barba finta, se l'è fatta crescere dal nostro primo incontro fino all'inizio delle riprese».  A Giovanni, anche lui di Orsigna, il film è piaciuto molto: «E' molto bello rivedere il paese sullo schermo, è come quando ci si veste a nuovo. Tiziano era uno di noi e Ganz è stato bravissimo, è entrato nel personaggio».  Qualcuno dalle file superiori chiede come sia stato il rapporto con la famiglia Terzani, e Limmer risponde che «la prima volta che Folco ha visto il film ha pianto, come non era riuscito a fare nemmeno nei minuti successivi alla morte del padre. Quando gli portai la foto di Ganz con la barba ha avuto quasi uno shock: "non è possibile!" mi ha detto».  A chi, infine, ha contestato al film di non aver messo in luce il lato più gioviale di Tiziano, risponde Biancangela, anche lei di Orsigna: «E' importante ricordarlo più che per la sua immagine per il messaggio che ha lasciato a tutti: cercare di diventare un tutt'uno col mondo. Non è nemmeno giusto presentare il film come una "cartolina" della montagna pistoiese, come è stato fatto». M.G.

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