Gioco
L'amico del cuore: ho rivisto nel film gli stessi occhi che Tiziano aveva prima di morire
Tanti abitanti dell'Orsigna hanno seguito la proiezione «L'opera rispecchia bene il messaggio che lui ha lasciato»
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PISTOIA. Tra le persone intervenute nel dibattito aperto dal produttore Ulrich Limmer a fine proiezione, una voce si è umilmente alzata sopra le altre, non per volume ma per passione. Barba incolta, occhiali sulla testa e occhi vispi, Mario, l'amico più stretto che Tiziano Terzani ha avuto all'Orsigna, ha voluto prendere la parola per rispondere a chi, pochi minuti prima, aveva protestato con l'immagine eccessivamente triste di Tiziano che emergeva dal film. Quando poche file più sotto, sente qualcuno paragonare la vitalità di Tiziano all'istrionismo di Vittorio Gassman, Mario Sabatini si sente quasi in dovere di prendere la parola: «Tiziano non era un mattatore, era una persona sincera. In Italia ce ne sono pochi come lui». Come mai Terzani scelse di lavorare come giornalista in Germania? «Andò in Germania, al Der Spiegel, perché in Italia non poteva lavorare come voleva lui. In Italia, il più delle volte i giornalisti scrivono di cose che non hanno nemmeno visto, lui voleva essere sul posto e scrivere quello che ogni giorno aveva davanti agli occhi, come lo vedeva lui, senza che nessuno gli imponesse un altro punto di vista. Era una persona schietta». Com'è stato il vostro rapporto durante gli ultimi mesi di vita? «Abbiamo vissuto gli ultimi quattro mesi "a pelle". Andavo da lui tutti i giorni e quando ritardavo chiamava a casa per chiedere "quando arriva Mario?". Passavo spesso da lui mentre faceva le interviste con Folco, e appena mi vedeva interrompeva per qualche minuto, poi io restavo ad assistere alle registrazioni. Nel film le interviste sono veritiere, danno un'idea giusta di quello che erano i dialoghi fra Tiziano e il figlio». Crede che il film restituisca un'immagine fedele di Terzani? «Bruno Ganz è stato molto bravo. Il film rispecchia il messaggio che Tiziano ha lasciato al figlio e a tutti i giovani. Ho rivisto nelle ultime scene del film gli stessi occhi con i quali si rivolse a me poco prima di morire, mi guardò così (uno sguardo consapevole eppure libero da paure, ndr)». E dell'immagine di Orsigna cosa ne pensa? «Chiaramente molte cose sono state tagliate, come i viaggi e le passeggiate che in realtà sono molto più lunghi di quello che appare sullo schermo, però tutto quello che c'è nel film è stato girato veramente. Anche le scene sulla montagna, dove si vedono le nuvole basse sono state girate proprio come si vedono nel film. Ero lì con loro mentre le giravano, succede spesso quando la nebbia è bassa. Nel film si vedono alcune barbe delle piante che purtroppo non vedremo più perché sono state tolte per costruire il sentiero». Le hanno mai chiesto di interpretare se stesso nel film? «Me l'hanno chiesto, ma ho scelto non esserci. Non avrei avuto la forza di trovarmi per la seconda volta in quelle situazioni. Dissi di no perché sono sicure che non avrei potuto trattenere le lacrime». Che ricordo conserva di Terzani? «Negli ultimi giorni passavo molto tempo a casa sua. Il giorno della sua morte mi chiamarono verso le 13 per andare. Tiziano morì pochi minuti dopo. Per lui sono sempre stato uno di famiglia, e tutt'ora Folco mi considera il fratello che non ha mai avuto». Leggenda vuole che Tiziano dette a lei il gatto che si vede nel finale. «Eccome, è diventato davvero grosso. Si chiama "Stazione"».
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