Il Tirreno

Pistoia

«La salma di don Luigi resti lì»

Marta Quilici
«La salma di don Luigi resti lì»

Nove esumazioni ma solo 4 forni disponibili. Polemica a Campiglio

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 QUARRATA. Nove salme da esumare, ma solo quattro forni per ospitarle. Tra queste anche quella dell'amato don Luigi Marini che per oltre 40 anni è stato il parroco della chiesa di Campiglio e a cui il Comune ha persino intitolato, nel 1979, una strada in suo onore.  I cittadini si sono ribellati e sono andati a bussare alla porta del capogruppo del Pd Gabriele Romiti, il quale ha raccolto l'appello della gente e se n'è fatto portavoce con l'amministrazione comunale. Risultato: per ora il vecchio e amato parroco di Campiglio riposerà in pace nella sua tomba del cimitero del paese, fino a che il Comune, non troverà una soluzione migliore per conservarne la memoria e le spoglie.  Anche le cinque salme che, non essendo disponibili i forni, sarebbero state esumate e riposte negli ossari comuni, saranno per il momento lasciate ai loro posti, almeno fino al momento in cui non saranno disponibili nuovi forni.  A raccontare la vicenda è lo stesso Gabriele Romiti che insieme a un gruppo di abitanti di Campiglio ha redatto un breve documento per ricordare la figura del parroco, a cui è dedicata la via che sale sulle colline proprio difronte la chiesa di Santo Stefano di Campiglio.  «Insieme a cittadini e amministrazione - spiega Romiti - abbiamo chiesto al Cis di non esumare la tomba di don Marini, guida illuminata non solo della frazione di Campiglio, ma di tutta Quarrata. Marini morì il 30 novembre del 1962 a 77 anni, ma la sua memoria è ancora viva in tutti noi per la sua opera pastorale, sacerdotale e per il suo lavoro come presidente della giunta diocesana dell'Azione cattolica».  Fu ordinato sacerdote il 18 settembre del 1909 e inizialmente fu cappellano a Santomoro. Dal 24 settembre del 1919 fu nominato parroco di Campiglio dove rimase fino alla morte. Sempre nel '19 fu nominato canonico onorario della cattedrale di Pistoia. Dal 1935 al '39 ha insegnato sacra eloquenza in seminario a Pistoia e dal '50 al '60 è stato vice-ufficiale del tribunale ecclesiastico diocesano.  «Durante la seconda guerra mondiale - continua Romiti -, la canonica della chiesa fu rifugio per coloro che dovevano scappare e salvarsi dai tedeschi. Don Marini fu per tutti un amico, un consigliere, un grande sostegno spirituale. La sua casa era la casa di tutti. Per questi motivi il popolo di Campiglio, con l'appoggio mio e dell'amministrazione comunale, ha chiesto, e per fortuna ottenuto, che il Cis non riesumi la sua salma fino a quando non sarà trovata una collocazione più opportuna per ricordarne per sempre la sua figura».

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