Sicurezza
Ancora negativi i dati dell’anagrafe delle imprese della Camera di commercio
Crescita zero per le aziende
Fabio Calamati
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Lavoro in una azienda tessileIn Toscana nessuna provincia ha risultati peggiori
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PISTOIA. È una economia malinconicamente a crescita zero quella fotografata dall'ultima istantanea della Camera di commercio, che ha diffuso i numeri dell'anagrafe provinciale delle imprese alla fine del terzo trimestre 2010. Crescita zero, cioè il numero delle imprese nate nel 2010 che equivale - più o meno - a quello delle imprese cancellate. In realtà la differenza è leggermente positiva (1.767 le iscrizioni, 1.677 le cancellazioni, per un totale di +90) ma in rapporto al totale delle aziende registrate dalla Camera di commercio (29.554 al 30 settembre 2010) fa un tasso di crescita appena dello 0,27%. Vale a dire il più basso di tutta la regione: ben più basso di Siena, che si ferma allo 0,70% e cinque volte inferiore al tasso medio toscano, che è dell'1,05%. «Nonostante la ripresa del tasso totale di crescita dopo i risultati non positivi dei primi due trimestri dell'anno - sottolinea il rapporto della Camera di commercio - esso si mantiene negativo in quasi tutti i settori». Insomma, sono ancora notizie per niente rassicuranti per l'economia della provincia, che sembra proprio non riuscire a dare segni di ripresa dopo l'anno nero 2009, segnato profondamente dalla recessione mondiale. Sbirciando tra le cifre dell'anagrafe camerale, si scopre che sono alcuni dei settori più tradizionali dell'economia provinciale a segnare il passo.
Due in particolare: il tessile e il mobile. Il primo, costituito quasi per intero da imprese ricomprese nel distretto tessile pratese, fa segnare un tasso di crescita negativo del 3%, che tradotto in cifre assolute significa 62 aziende chiuse contro solo 30 aperte dall'inizio dell'anno. Situazione simile nel mobile, dove a fronte di 11 debutti nel 2010 si sono contate 25 chiusure, per un tasso di crescita del -2,5%. Male anche l'edilizia, che ha visto chiudere ben 463 imprese in provincia (326 quelle nate) e crescita negativa pure del commercio (quasi 400 aziende chiuse contro 340 nate), che in anni passati aveva fatto da "ammortizzatore" assorbendo imprenditori e manodopera espulsi da altri settori. Per trovare tassi di crescita solidamente attivi bisogna spulciare nelle categorie dei servizi e delle attività professionali (31 imprese aperte, 10 chiuse, tasso positivo dell'1,3%) e delle attività di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto per le funzioni di ufficio (56 aperte, 49 chiuse, tasso di crescita dello 0,9%). Ma il tradizionale "motore" dell'economia pistoiese, quello manifatturiero, non riesce a dare evidenti segni di vitalità.
Due in particolare: il tessile e il mobile. Il primo, costituito quasi per intero da imprese ricomprese nel distretto tessile pratese, fa segnare un tasso di crescita negativo del 3%, che tradotto in cifre assolute significa 62 aziende chiuse contro solo 30 aperte dall'inizio dell'anno. Situazione simile nel mobile, dove a fronte di 11 debutti nel 2010 si sono contate 25 chiusure, per un tasso di crescita del -2,5%. Male anche l'edilizia, che ha visto chiudere ben 463 imprese in provincia (326 quelle nate) e crescita negativa pure del commercio (quasi 400 aziende chiuse contro 340 nate), che in anni passati aveva fatto da "ammortizzatore" assorbendo imprenditori e manodopera espulsi da altri settori. Per trovare tassi di crescita solidamente attivi bisogna spulciare nelle categorie dei servizi e delle attività professionali (31 imprese aperte, 10 chiuse, tasso positivo dell'1,3%) e delle attività di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto per le funzioni di ufficio (56 aperte, 49 chiuse, tasso di crescita dello 0,9%). Ma il tradizionale "motore" dell'economia pistoiese, quello manifatturiero, non riesce a dare evidenti segni di vitalità.
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