La manifestazione
LETTERE E OPINIONI
Marila Mariotti
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BARRIERE Cinema Lux vietato a mia figlia disabile Sono la mamma di una ragazza disabile alla quale, domenica 16 gennaio, è stato negato l'accesso al cinema. Mia figlia, venerdì sera, si è messa d'accordo con i suoi amici di Pistoia per andare al cinema. Ogni volta, quando decide di andare in un posto nuovo, si pone il solito problema: «Ci sarà l'accesso facilitato? Ci saranno gli scalini oppure no?». Gli amici hanno liquidato i dubbi replicando che il cinema Lux è uno dei migliori di Pistoia, inoltre è stato recentemente ristrutturato, dunque, ovviamente, avrà al suo interno un ascensore o un montascale. Alle 17 di domenica pomeriggio l'amara verità: per accedere alla sala dove proiettavano il film che mia figlia voleva vedere c'erano ben due rampe interminabili di scale e nessun mezzo per facilitarle l'accesso. Ma come è possibile che nel 2011, dopo un susseguirsi di leggi per l'abbattimento delle barriere architettoniche, l'ufficio Urbanistica di Pistoia abbia autorizzato l'apertura di un cinema multisala di cui è fruibile, per un disabile, solo una parte? Un pomeriggio che per mia figlia doveva essere splendido si è trasformato in un incubo. Ho ancora davanti agli occhi le sue lacrime, il tono sconfortato della sua voce spezzata dalla delusione di un ennesimo diritto negato. La vita per mia figlia è già abbastanza difficile, chiedo semplicemente che vengano applicate le leggi perché ciò che è normale, addirittura banale, per tutti, non debba essere per lei sempre la solita odissea. Una mamma afflitta. Elisa Paesano CASO MIRAFIORI Lavoratori abbandonati dalle tifoserie di partito Mi inserisco nel dibattito sul referendum di Mirafiori, ospitato in questi giorni dal vostro giornale, per portare il mio contributo. Premesso che condivido in pieno la posizione e le critiche - costruttive! - di Paolo Bruni al partito al quale anche io sono iscritta, devo dire che, leggendo le due lettere pubblicate ieri, mi sono stupita nel vedere che, anche a livello locale, si ripropongono le stesse divisioni presenti a livello nazionale. E' preoccupante che anche a questo livello il dibattito assuma più la forma di un posizionamento precedentemente assunto, che di una discussione che vada al merito dei problemi. È avvilente che anche gli iscritti si dividano in "tifoserie" e non riescano ad andare al di là di questi meccanismi; ad andare al cuore delle questioni, quali, ad esempio, il valore del diritto alla rappresentanza sindacale, una rappresentanza vera e pienamente vissuta, non svalutata con il ricatto e con la paura di perdere il posto di lavoro. Come delegata sindacale dell'azienda Call&Call, mi chiedo che cosa sarebbe successo agli oltre 400 lavoratori Answers se non avessero potuto esercitare questo diritto. E come si sarebbe conclusa la nostra vicenda se non avessimo avuto, oltre al sindacato ed alle istituzioni, anche i partiti di centrosinistra vicini e presenti - anche fisicamente - alle tante iniziative che abbiamo organizzato in quei mesi? Io credo che un partito degno di questo nome non debba e non possa abbandonare i lavoratori al loro destino, più impegnato a dibattere nelle vetrine televisive sulla posizione da assumere che a stare al fianco dei lavoratori. Quello che mi ha davvero rammaricata in queste settimane è vedere che nessun esponente del mio partito si è fatto vivo ai cancelli di Mirafiori per parlare con quegli operai e per dare loro un supporto, a prescindere dal voto che avrebbero espresso. E non parlatemi di ruoli o di autonomia. Tatticismi e tifoserie stanno danneggiando questo partito più di ogni altra cosa. Definire poi inutile e dannoso uno sciopero come quello del 28 di gennaio credo che sia davvero offensivo per tutti coloro che, anche con sacrificio, vi aderiranno.
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