La manifestazione
Dopo la decisione del Tar che ha congelato le ordinanze anti-movida di Berti
«Ora il Comune ci rimborsi»
Tiziana Gori
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Folla di clienti e passanti in una notte estiva in piazza della SalaVoronoi e Gargantuà furono obbligati a 2 giorni di stop
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PISTOIA. Sono pronti a sedersi attorno a un tavolo con il Comune ma intanto è anche pronta a partire la richiesta di risarcimento danni per i due giorni di chiusura forzata di ottobre inflitta dal Comune ai due locali. La ristocaffetteria Voronoi e la Taverna Gargantuà (insieme alla Cantina Tito's) sono usciti vincitori dal primo round davanti al Tar sull'ordinanza anti-movida. Il Tar ha sospeso l'efficacia delle ordinanze che imponevano regole più rigide per i locali del centro e per la diffusione di musica in orario notturno. Nei loro ricorsi ai giudici amministrativi, i tre locali contestavano la legittimità dell'ordinanza anti-movida di agosto. La richiesta di sospensione è stata accolta dal Tar, che ha fissato il giorno del giudizio di merito al 20 dicembre 2011. Dopo un'assemblea pubblica ad ottobre, il sindaco Berti aveva emesso una nuova ordinanza, che non cancellava il provvedimento, ma lo sospendeva fino al 31 maggio 2011. In previsione di rispolverarlo, magari adeguato, la prossima estate.
Dopo la decisione del Tar, incontri tra amministrazione, esercenti e associazioni di categoria diventano a questo punto una tappa obbligata. Massimo Breschi e Daniele Andreotti, titolari della ristocaffetteria Voronoi, e Francesco Innocenti, della Taverna Gargantuà, si dicono disponibili ad incontrare nei prossimi giorni l'amministrazione comunale. Ma intanto, forti dell'esito positivo davanti al Tar, si tolgono qualche sassolino dalle scarpe. «Ad ottobre - ricorda Breschi - entrambi i locali sono stati chiusi due giorni perché secondo un vigile la musica era udibile a più di 20 metri di distanza. Abbiamo passato tre mesi nel panico, mentre quello che chiediamo è solo che il nostro lavoro venga valutato in maniera corretta». Contradditorie, afferma Breschi «sono le scelte del Comune, che prima liberalizza le licenze e poi prende decisioni che penalizzano l'attività dei locali».
Particolarmente contestate dagli esercenti della Sala e dalle associazioni di categoria la chiusura all'una del mattino il venerdì e il sabato, quando più numerosi sono i giovani, e il divieto di fare musica all'esterno dei locali. Ora che il Tar ha sospeso l'efficacia delle ordinanze, c'è da mettersi al lavoro per trovare soluzioni condivise. «Ho preso contatto - afferma Innocenti - con diversi capigruppo in consiglio comunale. Vorremmo che, a differenza di quanto è accaduto con le altre due ordinanze, della questione fosse prima investito il consiglio comunale. Magari dopo un apposita commissione consiliare e incontri con esercenti e associazioni di categoria».
Dopo la decisione del Tar, incontri tra amministrazione, esercenti e associazioni di categoria diventano a questo punto una tappa obbligata. Massimo Breschi e Daniele Andreotti, titolari della ristocaffetteria Voronoi, e Francesco Innocenti, della Taverna Gargantuà, si dicono disponibili ad incontrare nei prossimi giorni l'amministrazione comunale. Ma intanto, forti dell'esito positivo davanti al Tar, si tolgono qualche sassolino dalle scarpe. «Ad ottobre - ricorda Breschi - entrambi i locali sono stati chiusi due giorni perché secondo un vigile la musica era udibile a più di 20 metri di distanza. Abbiamo passato tre mesi nel panico, mentre quello che chiediamo è solo che il nostro lavoro venga valutato in maniera corretta». Contradditorie, afferma Breschi «sono le scelte del Comune, che prima liberalizza le licenze e poi prende decisioni che penalizzano l'attività dei locali».
Particolarmente contestate dagli esercenti della Sala e dalle associazioni di categoria la chiusura all'una del mattino il venerdì e il sabato, quando più numerosi sono i giovani, e il divieto di fare musica all'esterno dei locali. Ora che il Tar ha sospeso l'efficacia delle ordinanze, c'è da mettersi al lavoro per trovare soluzioni condivise. «Ho preso contatto - afferma Innocenti - con diversi capigruppo in consiglio comunale. Vorremmo che, a differenza di quanto è accaduto con le altre due ordinanze, della questione fosse prima investito il consiglio comunale. Magari dopo un apposita commissione consiliare e incontri con esercenti e associazioni di categoria».
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