Il Tirreno

Pistoia

Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, parla della crisi etica che attraversa il Paese

«In Italia figlie incoraggiate a svendersi dai genitori»

Elisa Pacini
Tanta gente nella chiesa di San Piero per ascoltare don Sciortino
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Tanta gente nella chiesa di San Piero per ascoltare don Sciortino

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 AGLIANA. «Stiamo massacrando i giovani». E' questo per don Antonio Sciortino l'effetto più drammatico della crisi "etica" che sta vivendo l'Italia, un paese dove ognuno «si fa le regole da solo». Una crisi più importante, dice il direttore di "Famiglia Cristiana", di quella economica, a cui è comunque fortemente correlata. Proprio perché, come l'economia, anche la politica oggi ha smarrito l'etica.  Il tono di Don Sciortino, mentre parla dal banco coperto dalla bandiera di "Libera" in cima alla gremita navata centrale della chiesa di San Piero, ad Agliana, è pacato, ma le sue parole sono nette e non danno adito a sfumature.  L'intervento iniziale del dibattito organizzato da Libera Pistoia, Rete Radiè Resh e comunità di San Piero e Santomato, dura quasi un'ora e mezzo, in cui Don Sciortino parla delle nuove "false" priorità costruite dalla politica. Dal martellamento sulla sicurezza che «fa diventare gli stranieri un problema», invece di occuparsi degli 11 milioni di poveri censiti nel nostro paese, del tasso altissimo di disoccupazione giovanile o dell'emergenza corruzione che «se si combattesse davvero - dice - non ci sarebbe bisogno di tagli».  «La politica senza etica - ha detto Don Sciortino - diventa affare, interesse se non malaffare. Stiamo diventando poco sensibili e poco accoglienti verso le nuove povertà che dovrebbero essere le priorità. Invece di cosa parlano oggi i politici?».  La riflessione del direttore del più famoso settimanale cattolico italiano ruota intorno all'"indignazione", anzi alla "mancata indignazione", un male che attanaglia il paese "narcotizzato da anni di televisione", con Chiesa e cristiani che non fanno eccezione e non hanno più il coraggio di essere "scomodi". «Non siamo più in grado di indignarci davanti alla mercificazione della donna - dice il direttore di "Famiglia Cristiana" - usata solo come oggetto sessuale dopo anni di battaglie femministe. Siamo diventati il paese dei furbi. Dove i genitori delle ragazze non dicono alle figlie di star lontano da certe ville, ma di svendersi, altrimenti altre le sorpasseranno».  Don Sciortino cita solo una volta, all'inizio, il nome di Silvio Berlusconi, leggendo una lettera che gli è stata recapitata, in cui si diceva che "era meglio vivere con 500 Berlusconi che con un Antonio Sciortino moralizzatore". «Chi parla di etica - ha commentato - viene tacciato così, come se oggi fosse una colpa in questo paese».  Nelle sue parole, i riferimenti all'attualità di questi giorni sono evidenti, come lo sono stati negli editoriali del suo settimanale, per questo attaccato duramente da politici e giornali vicini al centrodestra. Anche se lui ripete più volte che è la politica tutta, di destra e di sinistra, a non dare risposte.  Durante il suo intervento, Don Sciortino ha parlato delle sue ultime due fatiche letterarie "La Famiglia cristiana" e "Anche voi foste stranieri". Un libro sull' immigrazione in Italia, tema su cui insiste molto. «Siamo ormai indifferenti - ha ripetuto - ogni volta che viene calpestata la dignità della persona come nel caso del pacchetto sicurezza, dove in nome della sicurezza, vengono discriminati gli stranieri».  «E' giusto rivendicare le radici cristiane dell'Europa - continua - ma non "contro" gli altri. Le radici devono portare dei frutti. Invece i politici che si ispirano a principi cristiani oggi non hanno una presenza forte sulle leggi che abbiamo. Siamo riusciti a fare un passo indietro dal Concilio Vaticano II, i laici cattolici devono alzare la voce».  Proprio sul ruolo dei laici, sono stati numerosi gli interventi della platea. Tutti si sono presentati come "fortemente indignati" verso una politica che non rappresenta più e verso l'atteggiamento silente delle gerarchie ecclesiastiche.  «Girando l'Italia - ha concluso, prima dei saluti finali di Don Paolo Tofani - mi sono reso conto che c'è un'Italia migliore di quella che si fa vedere spesso».

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