Toscana
Leggermente in calo quelli rilevati dai vigili urbani, ma il bilancio resta comunque drammatico
Lavoro, un infortunio al giorno nel 2010
Marta Quilici
Del Pizzo, Cgil: «Non emergono i tanti incidenti dei lavoratori in nero»
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QUARRATA. Sono 239 gli infortuni sul lavoro denunciati a Quarrata nel 2010 e registrati dagli uffici della Polizia municipale. Se si scartano le domeniche e i giorni festivi, si calcola quasi un infortunio al giorno, una situazione che desta preoccupazione. La gravità varia, ovviamente, da tipi di infortuni di lieve entità a incidenti più seri. Gli infortuni registrati dai vigili urbani sono i più vari: da tagli o schiacciamenti delle dita in tappezzeria, aziende tessili, e luoghi in cui si utilizzano macchinari, presse e strumentazioni pesanti, fino quelli correlati all'edilizia. Il dato in possesso della Polizia municipale quarratina si riferisce agli incidenti avvenuti in città sia sul posto di lavoro che in itinere, cioè durante il viaggio per o dal posto di lavoro, sia all'interno dei plessi scolastici. Sul tema degli infortuni è da sempre molto attenta la Cgil e in particolare la Fillea, categoria che si occupa del settore del legno e dell'edilizia, da sempre tra i più soggetti a infortuni. «Per quanto riguarda i dati - spiega Valeria Del Pizzo, segretaria provinciale Fillea - siamo in attesa dell'elaborazione di quelli complessivi provenienti dall'Osservatorio provinciale sulla sicurezza sul lavoro. In generale, però, c'è da fare chiarezza su un aspetto: a livello nazionale sembra che il numero degli infortuni nel 2010 sia diminuito rispetto al 2009, ma questo non deve far pensare a un miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel dato degli infortuni sul lavoro denunciati, infatti, non rientrano quelli avvenuti in condizioni di lavoro sommerso. Inoltre è necessario tenere in considerazione non tanto il numero assoluto degli infortuni, quanto il rapporto tra questi e le ore lavorate. Perché è chiaro che in tempo di crisi, tra disoccupazione, licenziamenti, ore di cassa integrazione, la gente va meno a lavoro». In effetti anche a Quarrata il numero di infortuni registrati nel 2010 dalla Polizia municipale è leggermente inferiore a quello dell'anno prima: 239 nel 2010, a fronte di 250 nel 2009. ma c'è anche da considerare, appunto, che oltre 2800 persone (più del 10% della popolazione) a Quarrata è iscritto allo stato di disoccupazione e quindi il lavoro proprio non ce l'ha. «A fianco del lavoro sommerso, inoltre, - continua la Del Pizzo - c'è anche il problema di un lavoro comunque povero: nel nostro territorio abbiamo conosciuto almeno un caso di infortunio mortale avvenuto in una condizione di questo tipo. La nostra esigenza è quella di valutare gli effetti della crisi sulle condizioni dei luoghi di lavoro. La crisi, infatti, ha mutato tra i lavoratori la percezione del rischio in una lotta tra sicurezza "sul" lavoro e sicurezza "del" lavoro in cui rischiano di prevalere comportamenti dettati dal bisogno». E sulle aziende: «C'è da distinguere tra quelle che fanno un uso strumentale della crisi ponendo condizioni di insicurezza, e quelle che effettivamente trovano difficoltà a fare investimenti per bonificare gli ambienti». Qui si innescano i risvolti sociali della crisi: «Lo squilibrio tra capitale e lavoro - continua - incide non solo sulle condizioni di lavoro, ma anche sulla difficoltà che i lavoratori hanno di far sentire la loro voce e di protestare per la paura che, contestando per la condizione di lavoro rischiosa, possano essere sostituiti da altri disposti ad accettarla e perdere il lavoro».
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