Il Tirreno

Pistoia

Pracchia riscaldata a biomasse

Saverio Melegari
Una veduta del paese di Pracchia
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Una veduta del paese di Pracchia

Sessanta adesioni al progetto, ne occorrono cento

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 PRACCHIA. Sono state una sessantina le adesioni finora raggiunte dal gruppo di privati che sta realizzando uno studio di fattibilità per poter installare un impianto di riscaldamento a biomasse a Pracchia.  Il numero è ancora effettivamente troppo basso perché bisognerebbe riuscire ad arrivare almeno ad un centinaio, ma questa iniziativa per ora non ha riscontrato troppo interesse da parte degli abitanti del paese lungo il Reno.  Per la montagna pistoiese non si tratterebbe nemmeno di una novità, visto che a fine novembre 2010 è stato inaugurato a Sammommè un impianto analogo al quale vi si sono allacciate 38 famiglie che potrebbero diventare ottantatre.  «Sabato scorso - spiega Umberto Erpichini, presidente della Pro Loco di Pracchia che si sta adoperando per trovare in paese il numero necessario di famiglie - avevamo promosso, all'interno della nostra sede, la possibilità di compilare la scheda per il censimento delle abitazioni che potrebbero beneficiare di questo servizio. Non c'è stato molto afflusso ed al momento ci aggiriamo intorno alle sessanta schede compilate. Questa strada è stata intrapresa da un gruppo di privati che vogliono eseguire uno studio di fattibilità nella zona, quindi al momento non c'è nessun coinvolgimento del Comune, seppure ci vuole sostenere in questa strada. L'iniziativa è valida e non c'è nessun impegno diretto da parte della Pro Loco: noi lo facciamo soltanto per dare un piccolo contributo per la realizzazione di questo impianto a biomasse, se si farà».  Per una località come Pracchia dove l'età media è piuttosto elevata e che si ripopola soltanto durante l'estate, sarebbe un bel traguardo che potrebbe aprire nuovi orizzonti e dare anche qualche nuovo sbocco occupazionale per la zona.  «E' una strada da percorrere - continua Erpichino - perché per gli anziani avere un sistema di riscaldamento così è indubbiamente vantaggioso e darebbe la possibilità a chi viene qua d'estate di poterci tornare d'inverno senza dover obbligatoriamente acquistare la legna. Per mantenere un impianto del genere, poi, ci vuole personale addetto così come per la pulizia dei boschi e l'approvigionamento di legname che deve essere a chilometri zero. Ci diamo ancora dieci giorni di tempo per arrivare a quota cento, sperando in un maggior coinvolgimento da parte della popolazione».

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