Il Tirreno

Pistoia

«Il nostro turismo deve voltare pagina»

Sauro Romagnani
L’hotel Miramonte di Cutigliano e il proprietario-gestore Simone Breschi
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L’hotel Miramonte di Cutigliano e il proprietario-gestore Simone Breschi

Parla Simone Breschi, giovane proprietario dell'hotel Miramonte

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 CUTIGLIANO. L'hotel Miramonte ha una consolidata tradizione, con Simone Breschi, attuale proprietario e gestore, siamo alla terza generazione di albergatori. Una storia di famiglia iniziata, nel 1956, quando Bruna Franci Breschi, madre di due figli, coadiuvata dal marito gestivano una piccolissima pensione, a Cutigliano. Dopo la partenza del marito verso l'Africa, Bruna, rimasta sola, per sopravvivere, decise d'indebitarsi per ristrutturare lo storico edificio, posto nella piazza centrale del paese, per destinarlo ad albergo. Scelta coraggiosa questa che ripagherà del sacrificio iniziale.  L'albergo passò, nel 1972, al figlio Giancarlo che, dopo una nuova ristrutturazione, lo gestì insieme alla moglie Maria Teresa Lovise fino ai giorni nostri.  Simone, lei è alla guida dell'albergo da poco tempo e rappresenta una nuova generazione, come vanno le cose?  «Lavoriamo, ma le cose non vanno più come un tempo. Il paese è invecchiato, i modi di accoglienza sono mutati e non sono più all'altezza della moderna situazione. Prima ogni operatore di Cutigliano aveva voglia di emergere e si dava da fare per affermarsi. La clientela veniva accolta come si doveva, oggi questa spinta è venuta meno».  Allora cosa li spinge a ritornare?  «Vengono per ritrovare un ambiente familiare come se fossero a casa propria. Noi diamo loro calore e sicurezza. Poi sono attratti da questo paese montano di cui ammirano le caratteristiche, la pace che vi trovano e la tranquillità».  Qual è il tipo di clientela?  «Abbiamo fatto una scelta molto precisa e ci rivolgiamo a persone in età oltre i quaranta anni. Persone che amano il trekking, per esempio, e la buona cucina. I nostri prezzi sono da livello medio, ma dobbiamo dire che la qualità che diamo è senz'altro superiore al prezzo praticato».  Ha rammentato la cucina come attrazione. Di quale tipo si tratta?  «Mia nonna mi ha sempre detto ricorda "la cucina è la spina dorsale". Abbiamo sempre seguito questo indirizzo e pratichiamo una cucina toscana utilizzando prodotti locali. Devo dire che è molto apprezzata».  Lavorate tutto l'anno?  «In modi molto diversi. Ci sono periodi che siamo completamente vuoti. Lavoriamo di più in giugno, luglio e agosto, e nei periodi festivi di Pasqua e Natale, metà settembre».  Scelgono di venire per le feste invernali per sciare?  «Oggi penso di no. Per tutti gli anni 1975-80 quando qui a Cutigliano villeggiava un signore che favoriva la venuta di moltissime famiglie residenti al Quirinale. Nel periodo di carnevale facevano due "settimane bianche" con gruppi fino a novanta persone».  Come vi muuovete per rilanciare. Quale promozione fate?  «Ci basiamo molto sul passa-parola, che funziona e su internet. partecipiamo salturiamente a convegni. Probabilmente parteciperemo a San Marino alla borsa della terza età. Penso però che il problema sia un altro. Più che promuovere l'albergo è necessario promuovere "l'Albergo Cutigliano"».  Come?  «E' necessario che tutto il paese collabori. Mancando questo, promuovere solo l'albergo diventa un boomerang. Bisogna che salga tutto il paese».  Dalle autorità competenti per il turismo cosa si aspetta? Cosa pensa del "turismo tutto l'anno"?  «Può andare, ma prima è necessario lavorare per il periodo di alta stagione. Bisogna consolidare il periodo a noi più favorevole. Bisogna ricominciare dalle cose più semplici e poi guardare al futuro. Le autorità devono prestare più attenzione alle nostre richieste».

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