Il Tirreno

Pistoia

Mas, paure e sospetti per il dopo

Marta Quilici
Un camion esce dallo stabilimento (foto d’archivio)
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Un camion esce dallo stabilimento (foto d’archivio)

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PISTOIA. Circolano timori e sospetti tra i lavoratori sul futuro della Mas dopo l'ostinato rifiuto del curatore fallimentare a rinnovare la cassa integrazione per i 96 ex dipendenti dello stabilimento. L'11 marzo ci sarà l'asta per la vendita dell'immobile e si parla già di alcune offerte. 

Si parla già di alcuni imprenditori pronti. Il timore è che siano proprio gli aspiranti acquirenti ad aver richiesto l'assenza, nel pacchetto che sarà messo al bando, dei 96 lavoratori da rioccupare. Il motivo? Tra gli operai le voci si moltiplicano e tanti temono speculazioni.  Il punto sulla situazione è stato fatto ieri mattina, quando una quarantina di operai, insieme a sindacati e istituzioni, hanno presidiato per un'oretta i cancelli della fabbrica di Bottegone. Le lettere di licenziamento sono arrivate per le feste di Natale. Nonostante le pressioni di sindacati, Provincia e Comune, il curatore fallimentare Andrea Ferlito ha rifiutato di chiedere la proroga di quattro mesi della cig. Adesso per loro c'è solo uno - due anni di mobilità e poi niente. Chi l'11 marzo si aggiudicherà all'asta il capannone ex Mas, non avrà alcun vincolo per l'assunzione dei suoi vecchi dipendenti.  Una situazione inaccettabile per i 96 lavoratori che si chiedono il perchè del rifiuto e i brusii si fanno sempre più rumorosi: c'è chi sostiene che al posto della Mas potrebbero sorgerci magazzini per i quali 96 dipendenti sarebbero stati decisamente troppi e inutili. Altri azzardano perfino un centro commerciale.  Ma il Comune è saldo sulle sue posizioni.

«Questo - spiega l'assessore alle attività produttive Barbara Lucchesi - è e rimarrà un sito produttivo. Non accetteremo alcun tipo di speculazione». Anche la Cgil punta il dito contro la posizione del curatore fallimentare: «Sorge il dubbio - afferma Daniele Gioffredi, della segreteria Cgil - che la decisione di non chiedere la proroga sia nata da una precisa richiesta degli aspiranti acquirenti. La cosa sarebbe ancora più grave se questi imprenditori fossero locali: significherebbe l'assenza di qualsiasi responsabilità sociale».  «L'interesse della Provincia - spiega l'assessore allo sviluppo economico Paolo Magnanensi - è creare occupazione. Non essendoci più la cig, una volta arrivato il nuovo imprenditore, si dovrà ripartire da zero per sollecitare le assunzioni, ma i margini di manovra sono scarsi. È comunque importante che il sito si rianimi».  «Da oggi fino a marzo - aggiunge Marcello Familiari, Cisl - i lavoratori si faranno sentire con altre manifestazioni».

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