Finanza
Cassa integrazione, più 700%
Marta Quilici
◗
Unoperaia al lavoro in unazienda del mobile Le ore autorizzate sono salite di 7 volte per gli operai e 10 per gli impiegati
3 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Per il mobile, impennata di ricorsi alla cassa integrazione nel 2010. Superati di quasi sette volte i livelli del 2009, anno nero della crisi. Molto colpiti anche gli impiegati. Penalizzate le donne. E molte aziende esternalizzano parte della produzione o azzardano riorganizzazioni societarie. Il boom degli ammortizzatori sociali ha un motivo ben chiaro: «Sono gli unici al momento - afferma Valeria Del Pizzo, neo segretaria Fillea Cgil - a garantire i livelli occupazionali e la sopravvivenza delle imprese». Una garanzia certamente labile. Cig. Le ore autorizzate (e non soltanto richieste) di cassa integrazione nei primi nove mesi del 2010 sono state, per il mobile, oltre 381mila (381.541), suddivise tra operai (342.067 ore) e impiegati (39.474 ore). I dati provengono dall'Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro e si riferiscono alle ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, autorizzate da gennaio a settembre 2010 (ultimi dati disponibili prima del consuntivo dell'intero anno). I numeri mostrano un aumento di oltre dieci volte (1.188,32%), rispetto al 2009, del ricorso alla cassa integrazione per gli impiegati e di una variazione del +656,27% per gli operai. Se si pensa che una persona in un anno, lavorando a pieno ritmo, lavora circa 2000 ore, si fa presto a capire le dimensioni dell'emergenza. No riqualificazione. «Soprattutto a fine anno - aggiunge la Del Pizzo - la cassa integrazione in deroga ha subìto un forte aumento perchè le aziende ne richiedono la proroga o la vogliono utilizzare dopo quella ordinaria. Il problema è che spesso il ricorso agli ammortizzatori non è un mezzo per riqualificare l'azienda, per riprendere l'attività o per formare, come previsto, i propri dipendenti, ma è un modo per tirare avanti pur non avendo molte prospettive e allontanando il più possibile il momento della chiusura e il pagamento immediato del Tfr ai lavoratori. Si vogliono allungare i tempi e se interviene il fallimento, poi, il Tfr lo paga l'Inps». Esternalizzazioni. La cassa integrazione a rotazione spesso non ruota affatto. «Tra le criticità da segnalare nel panorama del settore del legno - continua - c'è anche la non sempre completa rotazione dei lavoratori in cassa integrazione. Nelle aziende, infatti, a volte capita che sia stata richiesta la cig per tutti i lavoratori, ma che di fatto alcuni lavorano molto spesso e altri quasi mai. Questo accade perchè a volte le attività di alcuni reparti, come quello del taglio e cucito in tappezzeria ad esempio, vengano sospese ed esternalizzate in aziende dove la manodopera è a basso costo e anche al di sotto dei minimi contrattuali. I lavoratori di questi reparti, così non lavorano quasi mai e si dà il caso che spesso siano molte donne. Spesso rimangono in attività invece i magazzini dove notoriamente a lavorarci sono gli uomini. Non si tratta mai di discriminazioni sessiste, ma è un dato di fatto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
