Gioco
Avrei voluto sentire il mio partito più vicino agli operai di Mirafiori
Dunia Sardi
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Una manifestazione dei metalmeccanici di Fiat Mirafiori 6 MINUTI DI LETTURA
Caro Pd, dopo 25 anni di attivismo politico e quasi trenta di lavoro operaio in fabbrica, avrei voluto sentirti più vicino in una vicenda come quella che in queste settimane sta vivendo il mondo del lavoro in attesa di sapere come si esprimeranno i dipendenti Fiat di Mirafiori. Sono consapevole che la promessa di 20 miliardi di investimenti è qualcosa di vitale importanza (tanto più in questa situazione) per lo sviluppo industriale del Paese e per la tenuta occupazionale. Avrei voluto però che il Pd chiedesse una qualche garanzia in più alla Fiat, ad esempio il piano industriale; un piano largamente sconosciuto di cui sappiamo soltanto come saranno investiti meno di due miliardi dei venti annunciati. Ho condiviso, caro Pd, la tua denuncia circa la mancanza di una politica industriale per il Paese e l'accusa al governo di centrodestra di essere il soggetto ispiratore e protagonista del tentativo (riuscito) di dividere il sindacato e indebolire i lavoratori. Ti avrei voluto però più netto e chiaro nel respingere "per principio" un attacco forte e diretto come quello che viene portato alla democrazia delle fabbriche impedendo ai lavoratori di poter scegliere direttamente i propri rappresentanti sindacali; nell'esprimere sconcerto e indignazione davanti a compensi milionari come quelli recentemente pubblicati che vedono Marchionne guadagnare (senza considerare le azioni di cui dispone) in un anno tanto quanto quello che ad un operaio specializzato ci vorrebbero oltre duecento anni di duro lavoro alla catena di montaggio. Prima, caro Pd, di leggere come avresti votato se fosti stato un lavoratore Fiat (vecchio, meno vecchio o rottamatore) avrei preferito sentirti dire che, comunque vada, questo è un referendum malposto se non volevi dire un referendum-vergogna come sostiene la Fiom-Cgil. Avrei voluto sentirti dire che consideravi sbagliato un referendum che, gioco-forza, non si svolgerà nella dovuta serenità ma sotto un ricatto insopportabile. Forzando, ma neanche troppo, il concetto, sarebbe un po' come lasciare che a decidere la condanna di un mostro che ha violentato una bambina fosse il padre della stessa; sarebbe abbastanza naturale attendersi una sentenza capitale e ciò sarebbe grave e sbagliato, grave e sbagliato però è anche ricattare i lavoratori. Infine, caro Pd, vorrei che tu fossi davvero il partito del cambiamento e non della conservazione. Il Paese è ingessato, fermo e necessita di una manutenzione profonda, straordinaria, riformista. Vorrei però che questa avesse un segno progressista e l'ambizione di rendere nuovamente competitivo il Paese investendo in ricerca e innovazione per una produzione e un'occupazione di qualità; per cavalcare la globalizzazione pensando di migliorare la vita a tanti cittadini-lavoratori-utenti, allargando la sfera dei diritti di molti e riducendo i privilegi di pochi. Non il contrario! Per queste ragioni, caro Pd, qualunque sia il voto che emergerà dalla Fiat venerdì sarà un voto da rispettare perché comunque travagliato e sofferto; per le stesse ragioni però, caro Pd, spero di averti al nostro fianco venerdì 28 gennaio a sostegno di uno sciopero che ha l'obiettivo di riaprire una discussione e anche di dire che sono ingenerose le parole di Marchionne che giudica "osceno il trattamento riservato in Italia alla Fiat". L'Italia ha aiutato tanto la Fiat nel passato perché la riteneva e la ritiene un patrimonio importante, sarebbe bene che anche chi l'amministra non avesse la memoria corta. In ultimo, un attestato di solidarietà a Marchionne per le ingiurie e minacce subite e l'auspicio che ciò che oggi vivono i lavoratori di Mirafiori non debba domani espandersi nel Paese come problema diffuso. Come ricatto diffuso. Paolo Bruni Segretario UC PD Pistoia COMUNISTI ITALIANI Senza esitazione dalla parte dei lavoratori Alla luce degli sviluppi della situazione dei lavoratori della Fiat e del referendum illegittimo che sono costretti a fare subendo il ricatto della proposta di Marchionne, già firmata da una parte dei sindacati in barba alla democrazia, siamo a riconfermare piena e totale solidarietà alla Fiom-Cgil. Saremo presenti allo sciopero generale del 28 gennaio. Lido Berti capogruppo Comunisti per Pistoia REFERENDUM Caro Riva, tu e la Fiom dovete tenere duro Caro signor Riva (segretario provinciale Fiom Cgil, ndr), sono Juri Bartolozzi, operaio metalmeccanico presso la ditta Mariani Alfredo, figlio di Pistoia e iscritto nel tuo sindacato. Ho voluto scriverti queste due righe in questo momento molto pericoloso per tutto il mondo del lavoro, ma in modo particolare per noi metalmeccanici. L'appello che ti voglio lanciare è un invito a tenere duro e continuare a percorrere la strada che avete preso con la manifestazione del 16 ottobre 2010 a Roma e continuata il 14 dicembre sempre a Roma. La Fiom ha dimostrato e sta dimostrando di essere l'unico soggetto in grado di rappresentare nell'immediato la testa di un movimento di lotta, in grado di porsi come unica vera e credibile alternativa a tutti i partiti in lista per succedere alla banda Berlusconi. L'unico soggetto in grado di costruire un governo di emergenza popolare e anche capace di mettere al primo posto le necessità delle masse e non la volontà dei padroni. La Fiom ad oggi l'unica organizzazione in grado di dare delle risposte concrete alle esigenze concrete dei lavoratori. Per questo motivo ti chiedo di provare a sensibilizzare maggiormente tutti i lavoratori metalmeccanici, anche gli iscritti più isolati, riguardo ai gravi attacchi che stiamo subendo dai "nostri" rappresentanti politici, spalleggiati e rafforzati da una parte di sindacati a loro asserviti, promuovendo assemblee dei lavoratori in vista dello sciopero del 28 gennaio a Roma. Juri Bartolozzi NUOVA RESISTENZA Tanti giovani studenti e precari si sentono partigiani d'oggi Sabato 8 gennaio scorso ho partecipato per la prima volta al congresso della sezione di Pistoia dell'Associazione nazionale partigiani (Anpi), intitolata al partigiano Piero Gherardini. Fra i partecipanti, che erano un buon numero, c'erano anche tre partigiani e diversi giovani. Inoltre sono intervenuti, portando il loro pensiero sul valore dell'antifascismo il sindaco e il presidente del consiglio comunale di Pistoia, l'assessore alla cultura della provincia e alcuni rappresentanti dei partiti politici (Pd, Sel, Prc, Idv). Renzo Corsini, che ha presieduto il Congresso, ha espresso la sua soddisfazione nel comunicare che gli iscritti all'Anpi sono molto aumentati in questi ultimi anni e tra questi ci sono diversi giovani. Mi hanno molto colpito alcuni interventi, tra questi quello di Elisabetta Querci, che oggi si sente "partigiana" perché il senso attuale di questa parola è sentirsi dalla parte dei più deboli: cioè degli operai che lottano per il lavoro e la dignità sul lavoro, di chi il lavoro non lo trova o vive di precariato, degli immigrati privati dei diritti umani essenziali, degli studenti che manifestano per mantenere la dignità della scuola pubblica e di tutti coloro che subiscono ingiustizie, soprusi e ricatti. Ho sentito molta passione nelle parole di tutti e mi è rimasto impresso quello che ha detto Renzo Corsini, parlando della situazione che portò alla Resistenza di allora e della situazione attuale nel nostro paese: "dobbiamo continuare a resistere per esistere" cioè per dare un futuro agli ideali di libertà, di democrazia e di giustizia sociale scritti nella Costituzione repubblicana, che vengono quotidianamente messi in discussione dall'attuale governo.
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