Il Tirreno

Pistoia

«Al Copit si perderanno 50 posti»

Michele Galardini
Giancarlo Tirli (Cisl), Riccardo Benincasa (Cgil) Giancarlo Giusti e Walter Gemmi (Uil) sindacalisti Copit. A destra un bus alla fermata della stazione
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Giancarlo Tirli (Cisl), Riccardo Benincasa (Cgil) Giancarlo Giusti e Walter Gemmi (Uil) sindacalisti Copit. A destra un bus alla fermata della stazione

Allarme dei sindacati: «Mancano i soldi promessi dalla Regione»

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 PISTOIA. Il mondo regionale dei trasporti è di nuovo nella bufera. I sindacati di trasporti di Cgil Cisl e Uil, si sono uniti nuovamente per far fronte ad un'emergenza che, se fino al 16 dicembre scorso doveva essere contenuta dal rientro di fondi promessi dalla Regione, si è arenata per l'ennesima volta su di uno scoglio impervio. Il taglio complessivo medio per le province si attesterà intorno al 10-12% nonostante il rifinanziamento di 130 milioni previsto dalla finanziaria regionale e l'ulteriore accordo fra Stato e Regioni, che avrebbe portato ulteriori risorse.  Riccardo Benincasa, di Fit-Cgil, spiega come si sia passati dal plauso dei sindacati per la manovra che avrebbe dovuto portare nuove risorse al trasporto, soprattutto su gomma, alle dichiarazioni dell'assessore regionale Luca Ceccobao, dalle quali emerge chiaramente che la parte mancante di finanziamenti (circa 50 milioni di euro) non sarà stanziata. «Avevano detto che se fossero arrivati dei soldi sarebbero stati reinvestiti nei settori soggetti a tagli ma questo non è accaduto», ha affermato Benincasa, che ha inoltre sottolineato come il "buco" previsto per quest'anno nel trasporto locale sarà di 1,8 milioni di euro che già da gennaio ha causato una diminuzione delle corse che da febbraio in poi sarà sempre più critica fino a toccare l'apice durante il periodo estivo.  «L'azienda Copit - secondo Massimo Chirli di Fit-Cisl - fa un calcolo puramente matematico. Meno corse, meno dipendenti, uguale meno spese, poiché i costi del trasporto pubblico sono condizionati dal "chilometraggio". Il taglio del 12% si va a sommare a quello già effettuato nel 2009 del 6% recando così un danno pesante alla cittadinanza oltre naturalmente ad una diminuzione di dipendenti delle due aziende che formano Blubus».  Uno scenario non certo roseo per i trasporti locali, come dimostrano le ipotesi di lavoro formulate da Copit nel documento di modifica al Tpl dal primo gennaio 2011. Fra le varie voci l'eliminazione del servizio festivo, con una riduzione di 450mila km annui; riduzione del servizio montano, riduzione del 30% del servizio sulla linea 5; raddoppio della frequenza di passaggio della linea 25; decurtazione di quattro corse scolastiche a ottobre e, infine, aumento tariffario del 15% esteso a tutte le linee provinciali, con esclusione degli abbonamenti studenti. A fronte di queste e di altre prospettive allarmanti nelle conclusioni del foglio si legge la decurtazione di 50 posti di lavoro per un risparmio di 965mila km annui. Meno bus, dunque, e meno chilometri. Ma una visione così semplicistica non va giù ai sindacati che si chiedono come sia possibile che l'azienda non intervenga in nessun modo sui costi fissi e soprattutto sui costi di gestione che da soli potrebbero ampiamente colmare anche il 5% di evasione (mancato acquisto del biglietto da parte degli utenti) riscontrato nel 2010. Un esempio su tutti, il caso dei "service" dati a Ctt che sono svolti dallo stesso personale Copit ma che costano all'azienda 93mila euro al mese. Obiettivo comune dei sindacati, oltre alla richiesta di una tavolo di confronto con Comune e Provincia, sarà lottare affinché si arrivi alla costituzione di un'azienda unica del trasporto regionale che preveda la costituzione di una sola struttura di officina riparazioni, di nuovi centri di rimessaggio, di una riforma dei consigli d'amministrazione.

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