Il Tirreno

Pistoia

Atto, il castrato che fece eleggere papa Rospigliosi

Paolo Gestri
La copertina della monografia su Atto Melani
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La copertina della monografia su Atto Melani

Melani, grande cantante ai tempi del Re Sole, fu anche abile diplomatico alla corte francese

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 PISTOIA. Difficile a credere, ma nel secolo XVII un castrato pistoiese ebbe la massima stima e fiducia del più grande, immenso, personaggio del tempo, il Re Sole, Luigi XIV e, quasi inimmaginabile, ebbe gran voce in capitolo nell'elezione del papa Clemente IX, il suo conterraneo Giulio Rospigliosi.  Si chiamava Atto Melani (1626-1714), cantante, diplomatico, musico e spia. Merito di tanta fortuna fu l'ugola d'oro che la natura gli aveva dato in dono e che lui perfezionò con il "felice" intervento nelle sue più intime parti. Ne parla Tommaso Braccini, nel "Bullettino storico", annata 2010, fresco di stampa, a cura della "Società pistoiese di Storia patria".  Il Braccini si rifà a precedenti pubblicazioni sul personaggio, precisandone aspetti della vita e dell'arte. Il nostro gran cantante fu gioia delle corti europee e fu anche profeta in patria: la famiglia Melani prendeva luce dall'osannato Atto; ed egli, per quanto effeminato, ne fu dispotico "pater familias". Chi capiti in San Domenico a Pistoia può vedere il bel monumento che i familiari gli eressero "ad memoriam", ma senza alcun cenno alla sua onorata carriera tra le note del pentagramma. Vedremo perché.  Su Atto Melani, si è scritto e fantasticato, fino alla monografia scientifica, "Portrait of castrato", pubblicata da Roger Freitas, professore associato di musicologia all'Università di Rochester (New York). Nota il Freitas che Atto ebbe i primi insegnamenti nella scuola della cattedrale di Pistoia, dove lo sentì cantare il principe Mattias de' Medici che lo inviò a petrfezionare la tecnica a Venezia e Roma.  «Ma la vera svolta - scrive Braccini - fu l'arrivo a Parigi, su invito del cardinale Mazzarino, la prima di varie trasferte culminate nella dimora definitivo nel 1675/6». A Parigi, Atto cantava e faceva carriera come diplomatico e agente segreto di Luigi XIV  Nonostante l'omosessualità, il castrato si innamorò pure: di una nipote dello stesso Mazzarino, Ortensia Mancini, tanto che il marito di lei lo fece cacciare dalla corte. Ma il Nostro sapeva ormai il fatto suo ed anche da Pistoia, continuò a tessere trame altolocate. Il suo ingegno si fece diamantino alla morte del papa Alessandro VII: si precipitò a Roma e tanto maneggiò e fece pressione sui conoscenti che questi contribuirono in maniera significativa all'elezione del pistoiese Clemente IX. Eletto Clemente, il ritorno a Parigi fu quasi consequenziale. Ormai, l' "ugula d'oro" non cantava più. Gli sembrò che cantante e diplomatico non potessero convicere. In cambio divenne oro per lui proprio la diplomazia. E' proprio per questo ripudio delle sette note, che il cenotafio in San Domenico non dice nulla del suo canto d'argento.

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