Sicurezza
La signora Ricasoli contesta la valutazione dellAsl sulle condizioni generali del marito
«Allora ditemi dove devo portarlo»
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PISTOIA. «Mio marito deve sforzarsi di parlare con persone estranee. Se per voi la priorità di mio marito non è elevata, ditemi dove portarlo». La signora Albertina Paoletti, moglie di Marcello Ricasoli, 68 anni, punta nuovamente il dito contro l'Asl 3. Marcello due anni fa è stato colpito da emorragia cerebrale che lo ha lasciato invalido al 100%. La moglie chiede il suo inserimento, per due mattine a settimana, in una struttura, ma Marcello è ancora 50º in gaduatoria e per lui non c'è posto. «Della Commissione di valutazione multidisciplinare, composta da medici, infermieri e assistenti sociali, mio marito è stato valutato, per due volte in due anni, solamente da un'infermiera - spiega Albertina -. Non lo ha visto né un medico né l'assistente sociale il quale mi ha solo telefonato per dirmi che era rimasto al solito posto in graduatoria. Mi auguro che almeno uno dei membri della commissione sia un neurologo, perché sicuramente saprebbe che le persone come mio marito, con i familiari non si sforzano di parlare. Le mie tre figlie potrebbero aiutarmi a pagare le quote della Casa dell'Anziano, ma per mio marito non c'è posto neppure a pagamento. Io assisterò mio marito quotidianamente e ben volentieri finché ne avrò le forze (anch'io sono invalida al 67%), ma mio marito ha bisogno di socializzare senza familiari accanto, come ci ha consigliato il neurologo che lo ha operato e visitato. La commissione giudicò che necessitavo di un aiuto di tre ore al giorno per sei giorni che, però, avrei dovuto pagare io a 20 euro all'ora. Dove dovrei portare mio marito? È giusto ignorare le esigenze di un uomo di 68 anni che può recuperare la parola. Chiedo solo due mattine a settimana, senza pranzo, né trasporto. Avrebbe solo bisogno di essere accompagnato in bagno, ma non è detto che ne abbia la necessità. Dopo due anni, una persona può ancora recuperare e mio marito ne è la dimostazione».
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