Si ripete la magia e dai caratelli sgorga un'altra annata doc
Elisa Pacini
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Giuseppe Marini e il figlio Fabio travasano il vin santo per la degustazione3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Un'annata, quella 2007, degna delle riserve illustri che l'hanno preceduta. E quando si parla del vin santo Marini, che negli ultimi anni ha fatto incetta di medaglie e riconoscimenti, non è una cosa da poco. A dirlo è stata la ricca ed esperta platea riunita nella vinsantaia dell'azienda per la settima edizione di "Vin santo è", in cui è stato degustato il vin santo della vendemmia 2007 direttamente all'apertura dei caratelli. Un momento in cui si è rinnovata ancora una volta la magia di una manifestazione che rimane unica nel suo genere, e cioè l'assaggio del prodotto, insieme, da parte di produttore e consumatore. Senza trucchi e con gli imprevisti della diretta: vedi il primo caratello trovato vuoto. Ma anche con il fascino impagabile di partecipare ad un evento speciale. Non appena il secondo caratello viene aperto, il rumore del vin santo che scroscia pronto per essere imbottigliato, annuncia che ci siamo. I ragazzi dell'Istituto alberghiero di Montecatini lo servono nei bicchieri e il profumo denso si diffonde nella sala. La degustazione può iniziare, guidata dall'esperienza consolidata dell'enologo Alberto Bramini. Bastano pochi minuti per capire che l'annata 2007 promette bene. Il viaggio del vin santo non è finito, la lavorazione prevede un anno di assemblaggio e un anno di affinamento in bottiglia. Ma alcune qualità, come il colore ambrato e il sapore deciso del vin santo Marini, si possono già riscontrare. Giuseppe Marini ha vinto ancora una volta la sua sfida. «Ogni anno sorprende che un'azienda abbia il coraggio di aprire i caratelli davanti a una folta platea - dice Luigi Mainetti, ex vicedirettore dell'Enoteca di Siena - Voglio dire che Marini è un vero cultore del territorio, perchè non ha sempre aperto la partecipazione ad altri produttori e ricercato collaborazioni con parti produttive che potrebbero essergli concorrenti». Una descrizione efficace perchè "Vin santo è" è diventata negli anni una fucina di proposte e un momento di confronto sulle strategie di valorizzazione dei prodotti del territorio. Una di queste è sicuramente il mercato, basato sulla filiera corta, come ripetuto da Francesco Sossi, di Coldiretti Pistoia, e dal funzionario del settore agricolo della Provincia Renato Ferretti, che ha ricordato come, in un momento di crisi del lavoro, la produzione agricola può tornare ad essere un importante risorsa occupazionale. O l'avvicinamento dell'azienda vinicola all'istituto alberghiero, rappresentato dal preside Adelmo Pagni, che ha accettato la proposta di Giuseppe Marini di creare un piatto a base di vin santo, visto che gli stessi esperti (Fisar e Consorzio del Chianti) hanno evidenziato che è l'ora di superare il concetto del vin santo come un vino dolce da fine pasto. L'AZIENDA Tradizione e innovazione PISTOIA. Tradizione e innovazione all'azienda Marini sono due facce della stessa medaglia. "Vin Santo è" è la prova di un marketing efficace e moderno, basato sulla trasparenza e sulla promozione delle tradizioni. Come quella della lavorazione del vin santo, rimasta intatta da tre generazioni. Da quando Mariano, il nonno di Giuseppe, nel secondo dopoguerra si trasferì da Montemagno, sul Montalbano, alla zona odierna, tra Pontenuovo e Chiesina Montalese, dove Roberto Marini (babbo dell'attuale titolare) iniziò la costruzione dell'azienda che figli e nipoti, ai giorni nostri, portano avanti con la stessa passione. e.p.
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