Il Tirreno

Pistoia

I pittori garibaldini per celebrare l'Unità d'Italia

Paolo Gestri
Telemaco Signorini
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Telemaco Signorini

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 MONTALE. Con la mostra "L'arte è viva e giovanissima", dedicata ai pittori garibaldini, il Comune di Montale dà l'avvio alle celebrazioni per i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia e, nel contempo, per il bicentenario della nascita di Atto Vannucci, letterato e patriota nativo della frazione di Tobbiana. L'EVENTO  In questa occasione, l'interesse è, ovviamente, sulla rassegna artistica, una bella raccolta di opere macchiaiole e postmacchiaiole, magari di artisti che esprimono l'uno e l'altro tempo, provenienti dalla straordinaria collezione Carlo Pepi, pisano col fiuto del bello e della storia dell'arte. L'evento si inaugura alla villa Smilea, oggi alle 16; promosso dal locale assessorato alla cultura, è stato organizzato dal Centro studi ricerche espressive Pistoia, col patrocinio della Presidenza del consiglio dei ministri, del Ministero per i beni e le attività culturali, la Regione Toscana e la Provincia di Pistoia ed il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Ne sono curatori Armando Audoli, Claudio Giorgetti, Vanni Menichi. Si potrà visitare il venerdì, sabato e domenica, dalle 15,30 alle 18,30: fino al 6 marzo. MACCHIAIOLI E GARIBALDINI  Il mito di Garibaldi, convinse da subito intere schiere di giovani patrioti a seguirlo. Né gli artisti della macchia si tirarono indietro. Sempre volontario in prima linea, con l'eroe dei Due Mondi fu Giuseppe Abbati, mentre Federico Zandomenighi, appena diciottenne, partecipò alla spedizione dei Mille. Ma tutte le guerre d'indipendenza, oltre che di celebrazioni affidate all'arte, furono motivo di entusistici interventi, armi alla mano. Il nostro Atto Vannucci fu presente, nel '49, alla difesa di Roma. «Mi trovai al fatto del 30 aprile che fu gloriosissimo ai nostri - scrisse a Pietro Giannone -. Tutti (in battaglia) si portarono benissimo: ma Garibaldi e i suoi apparvero eroi, e i francesi stessi dicevano che essi non erano des hommes mais des diables (non uomini ma diavoli, ndr)».  Ancora tra i pittori - soldati, ritroviamo Silvestro Lega volontario nel '48, insieme al fratello Carlo, e Telemaco Signorini, artigliere volontario nel '59, come si ha in mente quanto il Fattori, a cui la famiglia negò categoricamente di partire volontario, fosse affascinato dai soldati, cui rendeva omaggio come liberatori. Il Signorini - ricordano i curatori della mostra - partì nonostante lo sconforto dei genitori, come confessa in una lettera all'amico Stanislao Popiteau, mentre lo Zandomenighi manda a dire ai suoi cari che «la fama del gran Garibaldi va di giorno in giorno aumentando nel cuore e nella bocca di tutti gli italiani». Concludendo, i macchiaioli, portavoce Silvestro Lega, fecero propria l'idea mazziniana della nazione come "grande patria democratica e repubblicana", trasferita ed espressa in pittura in un linguaggio artistico attento al popolo che, chiamato alle armi, diventava portabandiera di indipendenza e sperata elevazione sociale. GUIDA ALLA MOSTRA Tra i disegni spiccano un tocco di penna "Preparatorio alla battaglia" di Giovanni Fattori, intreccio fine di nervature che compattano i combattenti e danno unità all'opera; ed una rarefatta Piazza del Duomo di "Pistoia", di Odoardo Borrani, del quale ammiriamo anche un raffinato panorama di San Marcello. E di Giovanni Fattori ecco un paio di acquarelli, un vivissimo "Soldato a cavallo", mentre è una delizia l'altro "Soldato che conduce cavalli". Del noto labronico sono esposti anche due oli: un ritratto ed uno a tema pesaggistico.  Non meno straordinaria è poi la presenza di Silvestro Lega. Il pastello con il ritratto di "Paola Bandini", vale da solo una visita alla mostra. Siamo nel 1892/3: la giovane donna è come leggesse la consapevolezza che le donne stanno prendendo di sè, mentre una "Passeggiata mattutina", di Vincenzo Cabianca ne ripete la vivacità cromatica. Altre due opere di grande interesse sono "La signora De Nittis", acquarello di Adriano Cecioni e "La figlia Gioulietta". olio di Vito D'Ancona. I POSTMACCHIAIOLI  1894: Ugo Manaresi dipinge "Bagnanti a Quercianella", un grande olio col mare quasi assorbito, ma trait d'union tra terra e cielo, Tre macchie figure sugli scogli, certezze veriste sotto un cielo lirico di cirri; immancabile poi una natura morta di Giovanni Bartolena, come si evidenziano "La Fiorentina", ritratto di Plinio Nomellini ed alcuni ritratti di Silvestro Lega.  Attraggono ancor più l'attenzione "La signora con il cappellino", di Giuseppe De Nittis e "Donna che cuce" di Telemaco Signorini, entrambi matita su carta.

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