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Pistoia

Ayala: «I miei anni con Falcone e Borsellino»

Giuseppe Ayala in scena martedì al Nazionale con lo spettacolo tratto dal suo omonimo libro
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Giuseppe Ayala in scena martedì al Nazionale con lo spettacolo tratto dal suo omonimo libro

In scena al Nazionale lo spettacolo del magistrato siciliano nel ricordo dei due colleghi e amici

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 QUARRATA. A 19 anni di distanza da quel drammatico 1992, che ha visto la tragica scomparsa di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Giuseppe Ayala ha deciso di raccontare la sua verità, mettendosi alla prova con un nuovo mezzo comunicativo: il teatro.  Martedì 11 gennaio il magistrato porterà in scena al teatro Nazionale di Quarrata: "Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino", tratto dall'omonimo libro edito da Mondadori. Il testo è dello stesso Ayala con il contributo di Ennio Speranza; in scena Giuseppe Ayala e Francesca Ceci; musiche di Roberto Colavalle e Matteo Cremolini; luci di Pietro Sperduti; proiezioni di Alessia Sambrini; collaborazione al progetto di Massimo Natale; direzione artistica e produzione di Gabriele Guidi. La storia. E' una storia di vittorie enormi, di alcuni fallimenti, di molte speranze deluse e tanti luoghi comuni, primo fra i quali che «le stragi fermarono il pool anti-mafia». «Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di Cosa Nostra; noi fummo fermati dalle istituzioni, dallo Stato! E' venuto il momento di chiarirlo». (Giuseppe Ayala). Lo spettacolo. In scena un grande albero di Magnolia, simbolo palermitano della lotta alla mafia. Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici, lo spettacolo è idealmente diviso in 3 sezioni: la prima, dedicata ai giudici Falcone e Borsellino e al loro rapporto con Ayala. Per anni condivisero momenti difficili, drammatici ma entusiasmanti allo stesso tempo; un legame cementato dal trascorrere del tempo lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi e dalle serate trascorse assieme... fino alla loro tragica scomparsa. Nella seconda parte rivive in parte lo storico maxiprocesso del quale Ayala fu pubblico ministero. Considerata la prima, grande reazione dello Stato a Cosa Nostra, si svolse in un aula bunker costruita appositamente. Il processo terminò dopo quasi due anni, il 16 dicembre 1987. Per leggere interamente la sentenza servì più di un'ora: 2.665 anni di condanne al carcere vennero divisi fra i 360 colpevoli, senza includere gli ergastoli comminati ai 19 boss principali.  Durante l'ultima sezione dello spettacolo, il pubblico diventa protagonista. Ayala scende in platea: risponde alle domande, tutte; senza vincoli o argomenti tabù; osserva gli spettatori, il loro stato d'animo, le reazioni, sedendosi in mezzo a loro, come uno di loro. Del resto, a chi gli ha domandato per anni se si fosse mai sentito un eroe, ha sempre risposto: «Sono solo una persona, come tutti gli altri».

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