Il Tirreno

Pistoia

«Pochi soldi per il Comprensivo»

Sauro Romagnani
Una parte dell’Istituto comprensivo di San Marcello
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Una parte dell’Istituto comprensivo di San Marcello

La preside: costretti a chiedere contributi alle famiglie

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 S.MARCELLO. «La scuola è l'istituzione più importante di questo territorio e tutti la devono frequentare» così esordisce, Maria Lucia Querques, dirigente dell'Istituto omnicomprensivo di San Marcello Pistoiese. Laureata, nel 1973, in ingegneria nucleare al Politecnico di Torino, dove ha anche insegnato, si è trasferita, nel 1983, per motivi familiari, a Firenze dove ha insegnato elettronica presso l'Itis Meucci. Ha preso servizio a San Marcello, come preside di ruolo nel 2007.  Preside, questa scuola diventata istituto comprensivo nel 1999 come le sembra che risponda oggi alle esigenze del territorio?  «Gli indirizzi che ci sono rispondono bene alle esigenze del territorio. Le specializzazioni disponibili direi che sono le più utili per gli studenti».  Oltre al superiore deve guidare un numero di studenti di quasi 980 unità e un organico di 1.150 persone. Ce la fa?  «E' molto faticoso, ma m'impegno volentieri. La scuola è cresciuta. Dopo che avevo richiesto l'istituzione dell'Istituto tecnologico e del liceo scientifico, nel 2008 questi due indirizzi hanno iniziato a funzionare. Nella fase di richiesta sono stata molto sostenuta dai genitori, consapevoli dell'importanza dell'utilità che la scuola avrebbe avuto per il territorio. Sono molto contenta perché si sta creando una scuola che possiamo considerare una nicchia di qualità. E nonostante i numeri che sono stati ricordati, questa scuola è piccola rispetto a molte altre. Questo permette di prestare molta attenzione ai bisogni degli studenti, formativi ed educativi».  E col territorio qual è il rapporto?  «Ottimo. Stiamo molto a contatto con la realtà produttiva circostante, col mondo della rappresentanza, come per esempio la Cna. Gli studenti devono avere tutte le opportunità d'informazione. Per queste ragioni sono favorevole a che gli studenti visitino aziende, convegni, teatri. Gli studenti sono educati e rispettosi. Vede, per esempio, il superiore viene percepito come un "college", come una scuola di qualità. C'è molto senso di appartenenza. E ho potuto constatare che diversi insegnanti provenienti da fuori desiderano ritornare anche l'anno successivo a San Marcello».  Ci sono aspetti più difficili da affrontare?  «Sì. I trasporti. I plessi scolastici sono diffusi su un territorio ampio. I tempi di percorrenza non sono sempre brevi e questo limita ai ragazzi una maggiore possibilità di socializzazione. Questa è anche la ragione per cui ho voluto la "scuola aperta" anche nel pomeriggio perché i ragazzi possano incontrarsi anche al di fuori dall'orario delle lezioni. Ci sono poi altri problemi, derivanti dalle difficoltà oggettive del territorio. Pioggia, gelo, neve, a volte riscaldamento che non va, contatori che gelano».  Preside, con l'autonomia scolastica come va?  «Non troppo bene. Siamo autonomi, ma senza finanziamenti. O meglio con finanziamenti insufficienti. Siamo costretti all'autofinanziamento. Dobbiamo chiedere contributi alle famiglie, sia pure differenziati nei vari ordini di scuola».

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