Il Tirreno

Pistoia

Rosa Antonucci Jacovelli, 70 anni, è morta all’ospedale del Ceppo dopo qualche ora di agonia

Non ce l'ha fatta la donna investita

Alessandro Sisi

La disperazione del figlio Ciro: «Non sappiamo ancora com'è accaduto»

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 S.MARCELLO. Troppo violento è stato l'impatto con l'auto. Non ce l'ha fatta Rosa Antonucci Jacovelli, la pensionata di 70 anni che nel tardo pomeriggio di domenica, poco oltre l'ingresso della vecchia discoteca Maeba, è stata investita e scaraventata a terra da una Renault Cangu verde targata Firenze di ritorno dall'Abetone e diretta verso Pistoia. Purtroppo sin dai primi momenti si è subito capito che il trauma era molto grave e che la donna stava lottando, a bordo dell'ambulanza della Croce Rossa di San Marcello, tra la vita e la morte.  Rosa Antonucci Jacovelli era originaria della provincia di Bari, si era sposata con Giovanni Strufaldi, maresciallo dell'aviazione ora in pensione. Abitava a San Marcello ormai da trentotto anni, da diversi dei quali, dopo la separazione, conviveva in via Arcangeli con Alfonsino Baldassarri, un dipendente dell'Enel anch'egli in pensione. Rosa aveva lavorato all'albergo Franceschi di Gavinana.  Il figlio Ciro Strufaldi ancora non si capacita dell'accaduto. «Ancora non è chiaro se mia madre - ci ha detto - stesse procedendo lungo il viale dei Giardini e ha deciso, improvvisamente, di attraversare la carreggiata della strada regionale 66 passando da un tiglio all'altro, oppure se proveniva da via Roma e ha cercato di attraversare la strada da monte».  Sul posto, domenica sera, sono intervenuti anche i carabinieri del nuclo radiomobile del capoluogo per i primi rilievi e anche per far scorrere il traffico del rientro domenicale, che a quell'ora era molto intenso.  Un cappellino di lana a terra vicino alla Ranault, le scarpe da tennis distanti circa quindici metri, una piccola pozza di sangue e gli occhiali vicini: questa è la scena a cui hanno assistito molti residenti di San Marcello. Ma sembra che nessuno abbia colto la vera dinamica dell'incidente, avvenuto in un tratto di strada largo ma poco illuminato e dove spesso le automobili sfrecciano a velocità sostenuta. Questo non sembra essere il caso in questione, in quanto il lungo serpentone del rientro domenicale procedeva a bassa velocità e perciò si è trattato, probabilmente, di una tragica fatalità.

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