Il Tirreno

Pistoia

GENITORI E SOCI

Umiliata da questo commissario che mi ha cacciata senza motivo e senza una spiegazione logica

Una mamma
Umiliata da questo commissario che mi ha cacciata senza motivo e senza una spiegazione logica

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Sono una mamma di un ragazzo dell'Aias di Pistoia. Le regole che ha fissato il commissario sono allucinanti, ma purtroppo sono quelle: dovrò avere un colloquio e dovrò essere brava a rispondere per non far capire che non condivido nulla di quello che sta facendo, con arroganza. Altrimenti, sarò fatta fuori, mi pare chiaro. È evidente che non posso farmi riconoscere. Ma non ce la faccio più. Per me l'Aias è stata la speranza, conforto, la certezza che, una volta scomparsa, avrei avuto qualcuno che si sarebbe occupato di mio figlio. Io non sono né a favore né contro Bardelli, sono semplicemente contenta di come l'Aias è stata gestita e della qualità della vita che hanno dato a me, a mio marito ed a mio figlio. E se il merito di questo, è di Bardelli, del consiglio e dei collaboratori, allora bravo Bardelli, bravo consiglio, bravi collaboratori.  Non credevo che potesse finire tutto così. Buttati fuori dell'associazione con una lettera, senza un perché. Ci viene chiesto di fare atto di sottomissione al commissario; saremo interrogati per poter tornare nell'associazione: ma interrogati su cosa? Dovrò portare mio figlio a fare mostra di sé? Dovrò dimostrare che sono stata una buona socia? Dovrò dimostrare l'handicap di mio figlio? Mi sento umiliata perché anziché una parola di vicinanza sento solo freddezza. Io all'Aias ci sono andata e rimasta perché avevo bisogno di una carezza, di un sorriso, di un abbraccio, non di carte bollate.  Alcuni soci mi han detto che il commissario fissa le regole e le cambia a piacimento, un giorno io posso diventare socia, domani no, è già tutto cambiato (pare che fino a ieri se avevi fatto ricorso in tribunale non potevi essere socio; oggi, invece, puoi esserlo; domani?).  Io lotto da una vita per i miei diritti di mamma e per i diritti di mio figlio. Poi mi arriva la lettera di un commissario e mi dice: tu non puoi più esercitare i tuoi diritti, sei decaduta, espulsa, fuori. Ma è possibile? Ma dove sono politici? Dove sono i giudici? Provo tanta tristezza ed umiliazione. Ma non posso neanche parlare, non posso protestare, altrimenti non mi riammettono all'Aias.  Credo che il mio dolore sia uguale a quello di tante altre mamme che come me sono umiliate da questa situazione.  Chi è responsabile deve sapere che pena che stiamo passando e deve pensarci bene.

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di Redazione web