Il Tirreno

Pistoia

Vannucci, Accademico doc

Massimo Vitulano
Il professor Massimo Fanfani
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Il professor Massimo Fanfani

Il rapporto con la Crusca. Intervista al prof Fanfani

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 MONTALE. Cosa aveva da spartire uno studioso di storia con un'alta istituzione, il cui ruolo primario è quello di tutelare il patrimonio linguistico italiano? In che modo è avvenuto il suo avvicinamento all'Accademia?.  Quando Atto Vannucci fu eletto Accademico della Crusca, l'11 gennaio 1848, non solo non aveva ancora pubblicato I Martiri della libertà italiana, ma nemmeno opere di particolare spicco in campo filologico e linguistico. Così più che per questi suoi meriti, la nomina fu dovuta fondamentalmente a ragioni politiche. Da tempo anche la Crusca partecipava a quel moto d'idee e di speranze che sfocerà nella rivoluzione del 1848, tanto che già sul finire del 1847 aveva voluto fra i suoi soci corrispondenti Cosimo Ridolfi e Vincenzo Gioberti e poi, nella stessa tornata del Vannucci, chiamerà Giuseppe Arcangeli e Giuseppe Giusti: scelte che riflettono il particolare clima del momento e che mostrano quanto il bene che la Crusca difendeva, il bene della lingua comune, fosse sentito intimamente legato al bene della patria comune e alle aspirazioni di fratellanza, d'indipendenza e di unità che maturavano allora in Italia. Nel gruppo dei neoaccademici "quarantotteschi" Vannucci si distingueva per le sue posizioni filomazziniane, oltre che per gli accenti combattivi e "ghibellini" con cui si era occupato di temi politici e letterari nei giornali a cui collaborava. La sua nomina fu dunque dovuta anche al desiderio di avvalersi di un letterato che appariva abbastanza vicino agli ambienti democratici e repubblicani che in quei mesi stavano emergendo sulla scena politica.  Attraverso quali scritti o interventi pubblici ha contribuito a sostenere gli ideali dell'Accademia nel nascente stato italiano?  Nei primi anni la partecipazione di Vannucci alla vita accademica fu quasi inesistente. Fino alla primavera del 1849 tutte le sue energie furono assorbite dalla politica. Quando si rese conto che la sconfitta del moto rivoluzionario era imminente, riparò in Francia. In Toscana rientrò solo nel 1855 e così, dal 1858, poté partecipare in Accademia ai lavori preparatori per la quinta impressione del Vocabolario della Crusca, il cui primo volume, dedicato a Vittorio Emanuele Re d'Italia, uscì nel 1863. Da questo momento Vannucci contribuì alla compilazione lessicografica, compatibilmente coi suoi numerosi impegni. Alla Crusca fornì spogli tratti dalle opere di Machiavelli e Guicciardini e fu membro della Commissione di ultima revisione che era incaricata di licenziare le bozze corrette del Vocabolario.

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