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Lasciava l'ufficio senza timbrare: condannata a 13 mesi
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Una truffa non timbrare il cartellino quando ci si assenta dallufficio 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Condannata per truffa aggravata ai danni dello Stato una dipendente della direzione provinciale dell'Ispettorato del lavoro di Pistoia. Maria Daniela Santi, 58 anni, residente a Marliana, era accusata di essersi più volte assentata dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino. Il giudice monocratico Rosa Selvarolo l'ha condannata a un anno e un mese di reclusione e 500 euro di multa, con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Attualmente la donna è ancora sottoposta al provvedimento amministrativo della sospensione dal servizio: è a casa a mezzo stipendio. Le indagini dei carabinieri che hanno portato alla condanna presero il via da una lettera anonima in cui si accusava genericamente un malcostume vigente negli uffici dell'Ispettorato del lavoro: a detta del "corvo" di turno, tanti dipendenti non rispettavo gli orari. L'arrivo di un nuovo direttore aveva messo fine alle voci: aveva inviato ai dipendenti una circolare in cui non solo veniva ribadito l'obbligo di timbrare il cartellino anche per le pause caffè al bar ma anche quello di ottenere una sua specifica autorizzazione ogni volta che ci si doveva assentare dal lavoro. Insomma, tutti si erano adeguati al giro di vite. Ma non Maria Daniela Santi, archivista. I carabinieri l'avevano pedinata per più giorni, documentando i suoi allontanamenti ingiustificati tra il maggio e il luglio 2009: quando stava fuori solo per una ventina di minuti, quando anche per più di due ore. Terminate le indagini, nel gennaio 2010 per lei era arrivata la misura cautelare del gip del tribunale: sospensione dall'esercizio del pubblico servizio. Misura revocata nel marzo successivo, quando però era arrivata quella della sospensione amministrativa da parte del ministero. Nel capo di imputazione per il quale è stata condannata, la dipendente dell'Ispettorato del lavoro è accusata di aver percepito indebitamente lo stipendio per almeno 18 ore in cui era invece assente. La tesi difensiva (rappresentata dagli avvocati Elena Baldi e Fausto Malucchi) è stata basata su un argomento già esaminato dalla Cassazione a vantaggio dell'imputato di turno: la mancanza di un effettivo danno per la pubblica amministrazione. Come ha confermato in udienza il precedente direttore della sede provinciale dell'Ispettorato, la donna era in effetti esemplare sul lavoro: nessun arretrato sulla sua scrivania. «C'è chi ruba allo Stato pur stando sempre in ufficio ma non muovendo neppure una carta per tutto il giorno» spiegano gli avvocati. «Qual è il lasso di tempo necessario affinché l'assenza si tramuti in un danno per lo Stato - e quindi in una truffa - quando il lavoro viene svolto in modo ineccepibile?».
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