Il Tirreno

Pistoia

Strutture pubbliche vietate per Marcello

Marta Quilici

Da due anni vive in carrozzina ma non trova un posto libero

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 PISTOIA. A sessantotto anni, dopo un'emorragia celebrale che da due anni lo costringe in carrozzina con grandi difficoltà nel comunicare, il signor Marcello Ricasoli non ha trovato ancora un posto in nessuna struttura pubblica. Neppure per due mattine alla settimana soltanto.  «Per il suo bene, - spiega la moglie Albertina Paoletti - ho ripetutamente chiesto che mio marito due mattine alla settimana potesse andare in centri come la Casa dell'anziano, in cui possa socializzare e interagire con altre persone esterne al cicuito familiare. Lo accompagnerei la mattina e lo andrei a riprendere prima di pranzo, perché da mangiare preferisco prepararglielo io. Anche il neurologo ci ha consigliato questo tipo di inserimento perchè mio marito, stando a contatto con estranei, dovrebbe sforzarsi a parlare e farsi capire e questo incrementerebbe la sua possibilità di recupero che già ha fatto passi da gigante. Ma dopo richieste, colloqui, visite, lettere, appuntamenti, domande di rivalutazioni delle graduatorie, mio marito non può ancora avere accesso a nessuna struttura pubblica».  La signora Albertina, 64 anni e una grande forza vitale, da oltre un anno si sta battendo perché suo marito possa essere accolto alla Casa dell'anziano, ma finora ha incontrato solo porte chiuse. Suo marito Macello, due anni fa, all'età di 66 anni, ha avuto un'emorragia celebrale che lo ha reso invalido al 100%.  «L'Asl - spiega Albertina - gli ha concesso 12 mesi di terapia, con il trasporto incluso, per il primo anno. Di questo sono riconoscente, ma trascorso il primo anno siamo stati lasciati soli. Adesso ha diritto a due cicli all'anno di 10 terapie, trasporto escluso, che sono ben poca cosa. Non ha mai avuto diritto a un'assistenza domiciliare, che ci siamo pagati di tasca nostra, così come la piattaforma montascale».  Albetina e Marcello, infatti, abitano al terzo piano di un palazzo senza ascensore in via Pordoi (zona Scornio). «A dire il vero - continua Albertina - l'Asl ci passò un primo montascale, ma una volta, mente vi eravamo sopra, cademmo per terra: lui in carrozzina e io giù a ruota, addosso a mia figlia che stava salendo le scale. Era pericoloso e da allora non ci volli più salire. Così ne comprammo uno più sicuro di tasca nostra: oltre 12 mila euro».  Adesso Albertina chiede solamente che per due mattine a settimana suo marito venga accolto in un centro per anziani, ma finora ha ricevuto soltanto risposte negative. «Questo - continua - è quello che viene dato a mio marito dopo 50 anni di contributi versati: ha avuto il suo primo libretto di lavoro che non aveva ancora compiuto a 13 anni. Ha fatto il pasticcere, poi a 17 anni, quando lo conobbi io faceva il saldatore, e poi, per tutto il resto della vita, ha fatto il rappresentante: con quel lavoro ha portato avanti una famiglia e ha fatto studiare le noste tre figlie».  L'ultima lettera, Albertina, l'ha inviata lo scorso 29 novembre direttamente al direttore della Asl3 Alessandro Scarafuggi: «Come ultima spiaggia - spiega - dopo aver girato mille uffici e fatto tutto quello che mi veniva chiesto di fare. Non è giusto che non ci sia un posto per mio marito, neppure a pagamento. Alla Casa dell'anziano c'è una graduatoria e mio marito è sempre ultimo perché non è autosufficiente, almeno così mi è stato detto, ma non è possibile che non ci siano altre soluzioni. Altre strutture».

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