La manifestazione
Un incontro per i risarcimenti
Alberto Vivarelli
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Un agente di polizia al cancello dellasilo privato Cip Ciop Ecco la lettera dei nove genitori. Improbabile che il Comune accetti
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PISTOIA. Non sempre la ricerca della verità è di per sé sufficiente, a volte si vuole andare oltre. Così nove genitori dei bambini coinvolti loro malgrado nella terribile vicenda dell'asilo Cip Ciop hanno dato corpo all'intenzione di chiedere al Comune un risarcimento per il "grave danno psicologico" subìto dai loro figli, già anticipato nel corso della conferenza stampa di Genova, durante la quale, annunciarono l'iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Berti, del padre della maestra Anna Laura Scuderi e di altre persone. Un'iscrizione - ricordiamo - non decisa dalla Procura di Genova in seguito ad una propria inchiesta, ma arrivata in seguito alla denuncia degli stessi genitori. I nove genitori, tramite il loro legale genovese Marinella Baldi, si affidano ad una "soluzione bonaria", o meglio, "rilevato che dalle perizie sta emergendo che i bambini hanno subito un grave danno psicologico", chiedono al sindaco un incontro "per vagliare un'ipotesi risarcitoria al fine di una soluzione bonaria della vicenda". Il processo a carico della Scuderi e della sua collaboratrice Elena Pesce, è ancora alle prime battute ma i genitori hanno già la certezza che l'amministrazione comunale non ha mai controllato l'attività di quel nido, né ha proceduto a "ispezioni vere", si legge nell'atto del legale genovese inviato il 6 dicembre scorso. A tal punto che "all'interno del nido non vi sono mai state tracce che le attività descritte nella relazione del progetto educativo presentato dalla Scuderi all'ufficio della pubblica istruzione, venissero concretamente realizzate". Non solo. Dall'esame dei documenti amministrativi sequestrati in Comune, risulterebbe che le ispezioni di cui ha parlato la Scuderi nel corso degli interrogatori non erano seguite da alcun verbale, né vi sono ordini di servizio da cui poter dedurre - osserva l'avvocato Baldi - che qualcuno, all'interno della struttura dirigenziale dei servizi educativi, fosse stato incaricato dell'attività di ispezione e controllo e ne avesse la responsabilità. Questo, in contrasto anche con le disposizioni della legge regionale 32. È stato proprio il mancato controllo sulle attività, secondo i nove genitori, che ha trasformato l'asilo Cip Ciop in un luogo di violenze e di costrizioni indicibili. Per cui, non solo i responsabili dovranno rendere conto delle loro azioni di fronte alla giustizia penale, ma è necessario anche avviare un processo risarcitorio. I dubbi. Sono molti, a partire dai tempi della richiesta delle famiglie. Perché adesso? Il processo a Genova è solo agli inizi, deve ancora essere conclusa la fase dell'ascolto dei bambini; alla Procura di Pistoia c'è un altro filone su cui sta indagando la magistratura, quindi siamo ancora ben lontani dall'accertamento della completa verità. Il terreno di eventuali favoreggiamenti e collusioni è ancora tutto da esplorare. Perché i genitori hanno voluto forzare la mano senza alcuna prova concreta se non una memoria del proprio legale? Non potevano attendere l'esito dei processi e delle inchieste in corso che avrebbero dato loro molta più forza e potere contrattuale? Il Comune. Nessun commento sulla richiesta di risarcimento. Il sindaco, si dice, quello che aveva da dire lo ha detto al pm Franz. Ma la sensazione è che non ci sia alcuna intenzione di transare, sarà la giustizia a mettere nelle caselle giuste colpevoli e innocenti, alla fine si vedrà. Ma accettare l'incontro, è come ammettere, in parte, la propria colpevolezza in una vicenda nella quale il Comune si sente per primo colpito.
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