Il Tirreno

Pistoia

Noi, contro i tagli, armati di cultura

Marta Quilici
T shirt ironiche in testa ad uno dei cortei contro i tagli alla scuola
◗
T shirt ironiche in testa ad uno dei cortei contro i tagli alla scuola

«Occupazioni? Meglio i flash mob: dentro le scuole nessuno ci vede»

3 MINUTI DI LETTURA





 PISTOIA. Performance teatrali improvvisate, flash mob, blocco del taffico con manifestazioni sulle strisce pedonali, letture in strada di libri e giornali, raccolta di firme e banchini informativi.  È andata avanti così, per più di due settimane, la protesta degli studenti a Pistoia contro la riforma Gelmini. Niente scontri, né tensioni. Lontana dagli scenari romani dei giorni scorsi.  Non sono mancate le tradizionali manifestazioni, scioperi, cortei, autogestioni e tentativi di occupazione delle scuole, ma ciò che ha contraddistinto i giovani pistoiesi sono state le performance "artistiche" che hanno accompagnato le contestazioni tradizionali. Per più di due settimane la città è stata invasa da un'ondata di proteste "anomale" che, non senza causare disagi come nel caso delle manifestazioni sulle strisce, ha sorpreso e spiazzato i pistoiesi.  Adele Ibrahim del Pacini (corso biologico), Elia Otranto del liceo classico Forteguerri-Vannucci, Luca Bertocci del liceo scientifico e Irene Bottacci, anche lei del Pacini, raccontano come e perchè è nata questa nuova forma di protesta.  «Abbiamo deciso - spiega Adele - di fare leva sulla nostra arma migliore, cioè sulla cultura. Abbiamo letto in piazza del Duomo e nelle strade del centro, i nostri libri preferiti e i manuali di scuola, mentre la gente che passeggiava si fermava stupita. Abbiamo dato vita a performance, travestimenti, flash mob. Tutto questo per attirare l'attenzione su un problema: quello dei tagli alla scuola pubblica. Chi dice che lo abbiamo fatto per perdere ore di scuola, probabilmente non ci conosce, visto che molte iniziative che abbiamo organizzato sono state di pomeriggio».  «Il 4 dicembre - aggiunge Luca - mentre alcuni di noi erano al banchino informativo in via degli Orafi per raccogliere le firme dei passanti contro la riforma, altri sono andati sotto la prefettura in piazza del Duomo. Ci siamo messi a leggere ad alta voce alcuni giornali, La Repubblica e Il Tirreno, e il sesto capitolo del Principe di Machiavelli che può avere dei riferimenti alla situazione attuale. Questo, per dimostrare che non siamo degli sprovveduti che vanno dove tira il vento, ma che sappiamo dove siamo, che ci informiamo, contestualizziamo la nostra esistenza. Abbiamo una cultura di fondo che elaboriamo e trasformiamo in pratica. Lo studio della storia, in particolare, ci serve come esempio, senza emulare, ma per attualizzare possibili spunti».  Ma perché non limitarsi ai più tradizionali cortei di piazza? «A malincuore ci accorgiamo che le manifestazioni stanno perdendo il loro significato. O meglio, non smuovono più gli animi della gente, non riescono a far passare il messaggio per cui nascono. La scelta, dunque, era tra fare una cosa banale o fare una cosa più incisiva, ma illegale. Noi abbiamo scelto una terza via: abbiamo deciso di fare una cosa "alternativa", nuova, spremendo un po' le nostre menti».  «Fare un'occupazione della scuola - aggiunge Elia - sarebbe stata una scelta radicale e ingestibile. Avrebbe significato scegliere per una contestazione illegale e noi non volevamo cadere nell'illegalità». «E poi - continua Irene - quelli che comandano non vengono a vedere cosa facciamo noi dentro la scuola: non gliene importa niente di noi finché stiamo dentro le mura degli istituti».  Per quanto riguarda accuse di strumentalizzazioni, cosa ne pensate? «È più facile per gli adulti - spiega Irene - pensare che siamo dei burattini senza idee, mossi da qualcun'altro. Accettare, invece, il fatto che abbiamo idee nostre e che vogliamo portarle avanti, significherebbe riconoscerci come interlocutori e iniziare con noi un dialogo».  «Un dialogo - precisa Luca - che finora non c'è stato. Perchè nonostante tutte le manifestazioni pacifiche che ci sono state in tutta Italia, il governo non ci ha mai ascoltato».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web