Il Tirreno

Pistoia

Commercio. Continua il dibattito sulle aperture straordinarie dopo l’accordo Comune-associazioni

Confesercenti: aperti solo 20 domeniche

Riccardo Bruzzani direttore Confesercenti
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Riccardo Bruzzani direttore Confesercenti

«Ha ragione il vescovo: serve un freno nella corsa al consumismo»

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 PISTOIA. Alle perplessità del vescovo Mansueto Bianchi e della Cgil, si aggiungono quelle della Confesercenti. L'accordo raggiunto tra Comune e associazioni del commercio sulle 25 domeniche straordinarie di apertura dei negozi nel centro storico, insomma, continua a sollevare dubbi, nonostante l'intesa sia stata frutto di un lungo lavoro di compromesso.  Il primo ad esprimere dubbi sull'opportunità di concedere altre domeniche di apertura straordinaria dei negozi oltre a quelle (22) previste a livello regionale, è stato il vescovo Mansueto Bianchi. Ma anche la Filcams Cgil, pur presente al tavolo di concertazione, ha sottolineato l'inutilità di aumentare le aperture: le difficoltà del commercio nascono dalla poca capacità di spendere rimasta alle famiglie.  Ora sul tema interviene Confesercenti, attraverso una lettera del suo direttore, Riccardo Bruzzani.  Il quale ricorda che «la recessione economica ha da tempo comportato un drastico ridimensionamento dei redditi delle famiglie, ma anche delle imprese... La corsa al consumismo è finita perché imposta dalle cose. La grande e media distribuzione in Toscana e nella nostra provincia è cresciuta in modo tale da saturare sé stessa. Presso grandi infrastrutture sono nati outlet che hanno drenato la capacità di consumo dalle città e dai paesi. Insomma, siamo di fronte ad un'articolazione organizzativa della distribuzione delle merci profondamente cambiata e non più a misura d'uomo».  È noto come storicamente Confesercenti si sforzi di rappresentare soprattutto il piccolo commercio. Logico quindi che l'organizzazione si batta «per ridurre le domeniche in cui sia possibile l'apertura del commercio».  «Riteniamo giusto - sottolinea Bruzzani - prevedere circa 20 aperture domenicali e festive all'anno, compreso quelle del mese di dicembre, sapendo bene che i mesi commercialmente non sono tutti uguali».  Secondo il direttore di Confesercenti «è davvero assurdo incontrare forti resistenze proprio da alcuni amministratori, per i quali il "mercato selvaggio" rappresenta la ricetta contro la crisi, quando ne è il maggior responsabile. È, altresì, indice di esasperato municipalismo, mettersi di traverso rispetto alla ricerca di una programmazione delle aperture in un ambito di area, allo scopo di costruire regole uniformi al fine di una leale concorrenza. In questo contesto, i centri storici devono avere un'articolazione delle aperture più ampia, in modo limitato e concertato, per la ragione fondamentale di facilitare il ritorno ad essere punto di aggregazione sociale e di sicurezza, oltre ad operare per considerare nuovamente la città generatrice di reddito, dunque, d'imprese, di occupazione e di relazioni».  Confesercenti ricorda infine che «i diritti dei dipendenti, che per le piccole e medie imprese sono una risorsa essenziale, certamente devono essere riconosciuti, insieme al non facile impegno di assicurare loro lavoro. Non è utile, perciò, introdurre elementi di scontro, quanto proseguire un confronto approfondito e sereno che non si limiti agli orari ed alle aperture, ma affronti i temi laceranti e non privi di nuove potenzialità di riflessione aperti dalla crisi che attraversiamo».

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