Italia
In venti contro la tormenta
Fabio Calamati
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Operai al lavoro. A sinistra Tuci e (in secondo piano) Berti Il Comune si difende: mobilitati tutti gli operai
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PISTOIA. Erano in venti a lavorare nelle ore in cui la tormenta di neve paralizzava la città, tra venerdì e sabato. Venti operai comunali per volta, 50 in tutto, su turni che hanno consentito di essere presenti 24 ore su 24 durante l'emergenza. Venti per tutto il territorio comunale, dalla città fino ai piccoli centri di collina. Logico che poi i problemi e le carenze siano emersi, come ha riconosciuto ieri il vicesindaco Mario Tuci. Così pochi, i dipendenti schierati sul campo dal Comune, perché Palazzo di Giano non aveva le risorse per pagare chi finora lo aveva sempre aiutato a spazzare le strade dalla neve. «Nel 2009 - ha detto Tuci - potemmo contare sull'aiuto di 13 aziende, il cui lavoro costò 195.000 euro, che per inciso non abbiamo ancora del tutto ricevuto indietro dallo stato. Quei soldi questa volta non c'erano e abbiamo dovuto arrangiarci con quello che avevamo a disposizione. Ma non c'è stata alcuna sottovalutazione. Anzi, tutti i dipendenti comunali si sono impegnati al massimo e li voglio ringraziare». E il sale che non è stato gettato sulle strade? I numeri dicono altro: sono stati usati 1.800 quintali di sale, di cui 1.300 sparsi dal cantiere e 500 dalle circoscrizioni. Il fatto è che la nevicata è arrivata con temperature sotto lo zero e questo ha reso parzialmente inefficace anche il sale, come ha ricordato il responsabile del cantiere comunale Renato Caloffi. Ciò nonostante almeno sulle strade principali già sabato mattina si poteva viaggiare in modo relativamente tranquillo, come sottolinea l'assessore ai trasporti Riccardo Pallini. «Non a caso - aggiunge - l'uscita di Pistoia della A11 è stata la prima a riaprire consentendo il deflusso delle auto, prima di Prato e di Montecatini». Il problema effettivamente è soprattutto quello dei piccoli centri collinari e della viabilità secondaria. Ma con venti persone per turno al lavoro era oggettivamente difficile fare di più. «Non potevamo arrivare dappertutto» ammette lo stesso Tuci. E i marciapiedi? Molti sono rimasti ingombri di neve anche domenica... «Sui marciapiedi - risponde Caloffi - andrebbe ricordato che sono i residenti frontisti ad avere la responsabilità di pulirli in casi eccezionali. Ma quanti pistoiesi avete visto con la pala in mano? Pochini». E le scuole? Perché non sono state chiuse sabato, come è avvenuto in altri comuni? «Col senno di poi - ha ammesso il sindaco Renzo Berti - le avremmo dovute chiudere. Ma le previsioni meteo erano contrastanti». Sul punto è particolarmente preciso il responsabile della Protezione civile Angelo Biagini. «Il primo allerta meteo della Regione - dice - è del 16 e parlava di una situazione moderatamente problematica, soprattutto per il freddo. Si sono poi susseguiti altri dispacci di criticità ordinaria. Il primo allerta grave è arrivato sabato alle 12,21: per questo venerdì la sala provinciale della Protezione civile non era attiva (ma la Provincia afferma il contrario: vedi articolo a fianco, ndr). Insomma, per venerdì l'ipotesi era che dopo la nevicata la temperatura si rialzasse e venisse pioggia». Per questo, alla fine, si è deciso di non chiudere le scuole. Insomma, autoassoluzione per il Comune, anche di fronte all'ondata di proteste che la gestione dell'emergenza neve ha provocato? Sì e no. Nessuno ha formalmente chiesto scusa per le carenze, che pure ci sono state. Ma si ammette che occorre apportare qualche modifica al meccanismo visto alla prova. Tuci annuncia incontri con i tecnici per mettere a punto delle proposte. E una sta già bollendo in pentola: visto che le risorse sono quelle che sono, i vivaisti potrebbero essere chiamati a offrire un contributo in caso di necessità, ovviamente coordinato dal Comune, con i loro mezzi e i loro uomini.
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