Sicurezza
FERROVIE
Il personale è disinformato
Luisa Santiloni
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Più di cinquant'anni fa qualcuno fece salire milioni di persone su treni dalle destinazioni sconosciute, senza aria, né viveri, come animali. Oggi sono le nostre Ferrovie, quelle dello Stato, a condannare noi poveri pendolari ad un viaggio che sembra portare ad un inevitabile esito: una crisi di nervi articolata su un maledetto senso di impotenza. Questo è il diario di una viaggiatrice arrabbiata con il personale impiegato delle Ferrovie dello Stato. Già perché è bastata una semplice nevicata, peraltro largamente preannunciata, a far sparire e a rendere gelidi i macchinisti e il resto del personale. Stazione di Santa Maria Novella; alla domanda: «Ma questo treno va verso Viareggio?» risposta (infastidita): «Io non lo so, lo deve chiedere a qualcun altro». Deduco dunque che nell'era della comunicazione al personale di Trenitalia non sia stata insegnata l'importanza della trasmissione corretta di notizie. L'Italia del G8 e del G20, l'Italia del made in Italy si ferma di fronte ad una banale nevicata in prossimità di Natale; non un evento straordinario, né imprevisto, eppure sufficiente a creare il caos. Poche certezze, molta empatia; poi, finalmente, arriva il treno - l'unico dopo quattro ore di attesa - che promette di portarti a casa. La corsa diventa folle e disperata, il treno traboccante; le forze di polizia passeggiano sui binari. Impedire alle persone assiepate davanti alle porte semichiuse dei vagoni di tentare una disperata "ascesa" e mantenere l'ordine sarebbe loro compito, ma in fondo oggi è un giorno speciale... nevica! Finalmente il treno parte e quando la speranza sembra farsi largo tra la calca stipata sulla carrozza ecco una inspiegabile sosta, e, come sempre, non una voce che spieghi o che rassicuri. Il dott. Mauro Moretti sta lavorando per noi e noi, ringraziandolo, attendiamo, chiedendogli però di dedicare più tempo e risorse alla formazione del personale che, in quanto parte integrante dell'azienda, dovrebbe assumersi la responsabilità di quanto accade in ogni circostanza. Una nuova etica del lavoro può essere il punto di partenza per cambiare un servizio innegabilmente afflitto da ritardi strutturali. E' più facile iniziare dal basso per arrivare all'alto, difficile il percorso inverso.
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