Il Tirreno

Pistoia

Le scoperte di don Pineschi, parroco dello Spirito Santo

«La lapide? E' un falso Questa è Sant'Ignazio»

La lettera del 1777 che porta il nome di S, Ignazio (foto tratta dal sito internet della Diocesi di Pistoia)
◗
La lettera del 1777 che porta il nome di S, Ignazio (foto tratta dal sito internet della Diocesi di Pistoia)

3 MINUTI DI LETTURA





 PISTOIA. Don Umberto Pineschi non demorde: vuole che la chiesa di cui è parroco, e che tutti a Pistoia conoscono come Spirito Santo, riacquisti il nome legittimo di Sant'Ignazio. E poco importa se una lapide, proprio dentro la chiesa, ha sancito finora che "Santo Spirito" è il nome giusto. «È falsa» dice don Pineschi. Insomma, un vero giallo, su vicende vecchie di secoli, intrecciate con rivalità e contrasti che allora la facevano da padrone. Non a caso Pistoia si è portata dal Medioevo la fama di città delle fazioni.  Ma se la storia dei Vergiolesi e dei Panciatichi la sanno tutti, questa di Sant'Ignazio è un inedito che don Pineschi ha avuto il merito di scoprire. Don Umberto - organista di fama mondiale, recentemente insignito di un prestigioso riconoscimento dal governo giapponese - sostiene dunque che lo Spirito Santo deve invece intitolarsi a Sant'Ignazio, fondatore dei Gesuiti che nella città toscana, attorno al 1647, iniziarono a costruire la loro chiesa, proprio quella dove ora lui è parroco, dedicandola al santo fondatore, Ignazio da Loyola.  E poiché nella chiesa esiste una lapide, posta nel 1844, nella quale è scritto che l'edificio era stato intitolato allo Spirito Santo nel 1777, don Umberto sostiene che quella lapide altro non è che «un clamoroso falso».  Fu proprio nel 1777 - spiega - che papa Pio VI, in un altro documento, si riferiva alla chiesa come a quella di Sant'Ignazio. «Senza contare - aggiunge - che l'anno dopo la chiesa era ancora intitolata a Sant'Ignazio sia nella lettera del vescovo al papa che nel documento finale di una contesa per i beni di Santa Maria del Giglio». Don Pineschi esibisce copia della lettera: è datata 9 settembre 1777 e il vescovo di Pistoia la scrisse per accompagnare un cardinale dal papa.  Ma cos'era successo in quella piazza? «Ciò che era successo a un'altra chiesa - prosegue don Umberto - e cioè alla chiesa di San Benedetto che, nello stesso periodo in cui furono soppressi i gesuiti (1773), fu intitolata a San Leopoldo ma senza cambiamento ufficiale di dedicazione. Due secoli dopo, negli anni Sessanta del Novecento, San Benedetto tornò a riprendersi il suo vero nome, così come la piccola chiesa di San Michele in Cionco, che nel Settecento era diventata, anch'essa senza dedicazione ufficiale, San Giuseppino e da qualche decennio è tornata a chiamarsi con il suo vero nome».  Per don Umberto Pineschi (che proprio nella chiesa dello Spirito Santo - Sant'Ignazio organizza importanti concerti con i due preziosi organi) i documenti sono più che sufficienti perché «finalmente Sant'Ignazio torni a essere pienamente e giustamente Sant'Ignazio». Si appella a chi sta lavorando per il nuovo annuario diocesano in modo da eliminare il torto.  Ma non solo: avanza anche la richiesta che un altro edificio sacro del centro storico pistoiese torni a riottenere il suo nome vero. Si tratta della piccola chiesa di San Leone (dove oggi non si celebra più la messa) nelle immediate vicinanze della cattedrale: venne abbellita, su un precedente oratorio, dai preti della Congregazione dello Spirito Santo. E per don Umberto Pineschi, tenace prete organista amico dell'imperatrice del Giappone, dovrebbe tornare a chiamarsi dello Spirito Santo perdendo così l'appellativo di San Leone.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze