Il Tirreno

Pistoia

Un anno dopo, senza risarcimenti

Marta Quilici
Un anno dopo, senza risarcimenti

Viaggio tra le famiglie che finirono sott'acqua: ognuno si è arrangiato da sé

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PISTOIA. Pareti imbiancate di nuovo, elettrodomestici buttati e ricomprati, mobili ripuliti dalle incrostazioni di terra, cantine che sanno ancora di umido. I più si sono rimboccati e la casa se la sono rimessa a posto da soli. Ma, a distanza di un anno dall'alluvione dello scorso Natale, l'Ombrone fa ancora paura e i risarcimenti per i danni subiti, almeno per il momento, non pare averli visti nessuno. A Ferruccia i lavori sull'argine quarratino dell'Ombrone ricevono il plauso di tutti i cittadini, ma la strada non è ancora del tutto sistemata (forse sarà riaperta, anche se incompleta, il 20 dicembre). Nel tratto tra Castel dei Bucci e il ponticino l'argine è ancora coperto dai nylon e così rimarrà anche il prossimo anno.

La Provincia assicura che è in sicurezza.  A Bottegone, poi, dove l'Ombrone ruppe la mattina di Natale allagando le abitazioni più basse di Barba e Bottegone, l'argine è stato rattoppato, ma i teli di plastica sono ancora lì in attesa dei lavori definitivi.  Dalla Regione pochi giorni fa è arrivata la notizia degli oltre 6,5 milioni di euro destinati ai rimborsi per enti, privati e imprese. Di questi soldi, però, i cittadini non sanno niente e alcuni, quelli che si sono fatti lavori da soli, non riceveranno neppure un euro. «Non mi potevo permettere di spendere 3.000 euro per un'impresa: sono in pensione e così mi sono fatto i lavori da solo. Ovviamente la fattura non ce l'ho e quindi non ho diritto al risarcimento. Del resto non potevo anticipare una cifra così alta sapendo che me ne avrebbero resa, se andava bene, soltanto una piccola parte». Giuseppe Valenti abita in via di Brana 181, a Ferruccia.  La sua è l'ultima casa prima delle transenne che da due anni bloccano l'accesso alla strada: un tratto di poche centinaia di metri chiuso dal gennaio del 2009 in seguito alla prima rottura dell'argine. 

«La notte di Natale ci fecero evacuare - racconta - e l'indomani, trovammo il fango nel ripostiglio alto un metro: avevo due lavatrici, il decespugliatore, la saldatrice, tutti buttati via. Di questi, ho ricomprato soltanto una lavatrice perchè era indispensabile, le altre spese non me le potevo accollare e quindi quei beni sono andati persi. Sull'argine hanno fatto un lavoro a regola d'arte. C'è un po' di preoccupazione per il tratto successivo, fino al ponticino della chiesa, che non verrà risistemato. Vogliamo che ci mettano per iscritto che è sicuro perché non vogliamo passare un altro Natale sott'acqua».  Giuseppe Valenti prima di entare in casa ha dovuto aspettare un mese. La sua vicina, Isoria Marini, in casa c'è tornata solo in estate. È stata, con la famiglia, sette mesi in affitto altrove.

«500 euro al mese per sette mesi - spiega - Qualche contributo ce l'hanno dato, ma per me è stata una sofferenza».  A Barba la storia non cambia: «I lavori di elettricista e imbianchino me li sono fatti da solo - spiega Diego Menini, di via di Brana 86 - che senso ha chiamare un'azienda se poi i soldi non ce li rendono? Nonostante questo, ho fatture per 7mila euro di elettrodomestici, cucina e mobili che ho dovuto ricomprare. Per adesso, però, nessun rimborso». E si pensa alla prevenzione: «Potrebbero costruire - afferma la moglie Laura Gambarotto - un marciapiede anche sul nostro lato della strada, così bloccherebbe l'acqua che entra nella nostra corte. Ha dovuto provvedere mio marito a creare un rialzamento di terra come ostacolo all'acqua».  Il loro vicino di casa, Angelo Genovese, è nelle stesse condizioni. «In casa - spiega - avevo 40 centimetri di acqua, ma ancora non ho visto un euro. In 20 anni mi è già successo tre volte, ma non ho mai ricevuto alcun rimborso. Se facesero la muntenzione dei fossi e degli argini, non accadrebbe».

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