Il Tirreno

Pistoia

Oltre mille in strada per dire no

Marta Quilici
Oltre mille in strada per dire no

«Caro Babbo Natale, all'università anche se non sono figlio di papà»

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PISTOIA. Dal "Cogito ergo protesto" sulle magliette dei ragazzi del Pacini, al "Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei andare all'università, anche se non sono figlio di papà" su uno striscione. Pacifici, vivaci e colorati: tantissimi (1.200 per la questura) gli studenti che ieri mattina hanno sfilato per le strade del centro per protestare contro i tagli del governo alla scuola pubblica e contro la riforma della scuola e dell'università del ministro Gelmini. La partenza, alle 8.30 da piazza Mazzini.

A suon di slogan - "Noi la crIsi non la paghiamo" - e cori - "Con questa riforma a scuola non si torna" - i ragazzi hanno attraversato corso Gramsci e corso Fedi, dove hanno sostato per un sit-in davanti alle scuole Mantellate. Il corteo ha poi imboccato via del Can Bianco, dove i cori si sono placati al passaggio davanti alle cappelle della Misericordia. Mentre la testa del corteo raggiungeva il Globo, la coda era ancora all'altezza di via Roma: un fiume coloratissimo e rumoroso ha sconvolto per un paio di ore la routine cittadina. Il corteo ha proseguito per via Curtatone e Montanara, girando per piazza del Carmine, via Filippo Pacini e concludendo il percorso, intorno alle 10.30, in piazza del Duomo. Per due ore il traffico cittadino è rimasto bloccato in attesa del passaggio della manifestazione, scortata dalla polizia.

Tutte le scuole superiori pistoiesi hanno risposto all'appello: sono scese in strada, portando decine di striscioni. E cartelli, con scritto "Un popolo ignorante è più facile da ingannare". L'Einaudi ha sfilato dietro allo striscione "Giù le mani dagli istituti professionali": «Ci tolgono gli stage al terzo e al quinto anno, per noi fondamentali - spiega la rappresentante Sara Sinisgalli - e anche l'esame al terzo anno. Per questo abbiamo scritto lo striscione". I ragazzi del Pacini hanno riadattato alcuni versi del VI canto del Purgatorio di Dante, che è diventato "Ahi serva scuola di dolore ostello, nave sanza nocchier in gran tempesta, non donne di provincia, ma gran bordello": «Vogliamo far capire che la nostra protesta affonda le sue radici nello studio e nella cultura». "No alla militarizzazione. Sì alla scuola pubblica", lo striscione del Pedagogico. Qualche malumore per lo striscione "Giovinezza al potere" degli studenti dell'Iti, accompagnato da alcune bandiere tricolori, ma il rappresentante di istituto nega ogni appartenenza a movimenti politici di estrema destra. Poco dopo la partenza del corteo, di fronte al Liceo classico, i ragazzi dell'Iti hanno accennato al lancio di qualche fumogeno, ma sono stati subito bloccati dagli organizzatori. Per tutto il tragitto il corteo ha sfilato senza imprevisti. Arrivati in piazza del Duomo, gli studenti si sono disposti in cerchio per terra.

Ogni rappresentante di istituto ha preso la parola spiegando le conseguenze della riforma sulla propria scuola. «Non abbiamo soldi per aggiornare i nostri laboratori - spiega Matteo Pompei, uno dei rappresentanti di istituto dell'Iti - ed è stato tagliato anche il personale tecnico che li gestisce. Per noi, però, le ore di pratica sono fondamentali. I soldi in Italia ci sono, ma sono usati male: dovrebbero darli alla scuola invece che all'Alitalia o per il ponte di Messina». «I politici ci devono ascoltare - spiega Francesco Pelagalli, studente del Liceo scientifico - la riforma è da cambiare. Nella nostra scuola sono stati tolti i corsi di recupero e ci sono sette custodi in meno».

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