Il Tirreno

Pistoia

Eccellenze turistiche. La celebre attività di Gavinana alle prese coi contraccolpi della crisi

L'albergo che piace agli inglesi

Sauro Romagnani
Da sinistra Lucrezia, Piero e Dilva Franceschi nel loro albergo di Gavinana
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Da sinistra Lucrezia, Piero e Dilva Franceschi nel loro albergo di Gavinana

La famiglia Franceschi: «Tutto ok, ma il futuro ci lascia perplessi»

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 GAVINANA. Nella storica piazza Francesco Ferrucci di Gavinana, ha sede l'edificio della metà dell'Ottocento che ospita l'albergo Franceschi. Costruito per ospitare appartamenti, in seguito fu utilizzato quale dipendenza della Pensione Apiciana di Gavinana. Negli anni sessanta, Giuseppe Franceschi, acquistato l'immobile, ne decise la trasformazione in albergo per gestìrlo, insieme alla moglie. Ceduto, nel 1988, ai coniugi Dilva e Piero Franceschi l'immobile fu completamente ristrutturato e aperto l'anno successivo. L'albergo era ben ristrutturato e la commissione propose di assegnare le quattro stelle. I proprietari vi rinunciarono per gli oneri. L'albergo è condotto è condotto dai proprietari, insieme alla figlia Lucrezia.  Quale tipo di gestione operate?  «Ci siamo sempre ispirati a criteri di familiarità e, nel tempo, abbiamo notato che è stata una scelta azzeccata. Tempo fa avevamo ospite una commissione di lavoro svedese. L'azienda aveva scelto alloggio in un albergo fiorentino. Conversando con loro chiedemmo perché avessero rifiutato di restare a Firenze. Ci risposero: a Firenze siamo un numero di stanza, qui siamo in famiglia».  Qual è, allora, il target della vostra clientela?  «Medio ed anche alto. Non siamo immodesti se diciamo che nel rapporto prezzo-qualità, c'è molto più qualità che prezzo. Come provenienza Italia ed estero, con una quota del 60-70% dall'Inghilterra».  Perché scelgono di venire qui in montagna?  «Siamo in un luogo tranquillo, in mezzo alla natura e non distante dalle città d'arte».  E la cucina è apprezzata?  «Ha un ruolo fondamentale. La cucina ci ha dato soddisfazioni e riconoscimenti. Dal 2001 ci è stato assegnato il Marchio di qualità. I nostri clienti inglesi ci hanno segnalato alla agenzie inglesi che ci hanno assegnato l'ambito riconoscimento Good Food, ospitandoci per tre giorni a Londra».  Quali azioni di promozione sostenete?  «La nostra migliore promozione è prezzi contenuti, qualità e accoglienza».  Avete un alto indice di utilizzo della struttura?  «La presenza degli inglesi ci consente di mantenere un'apertura annuale. Il periodo migliore è per noi quello primaverile e autunnale, che a differenza del passato ha superato quello estivo. Mediocre l'inverno».  La crisi economica ha influito sul vostro lavoro?  «Molto. Diminuito sia il lavoro di ristorante sia quello di albergo. Molti erano i visitatori, i fornitori e le commissioni che venivano da fuori».  Siete aiutati da enti o istituzioni?  «Sorvoliamo e diciamo che qui manca un legame».  Del futuro cosa ci dite?  «Quando abbiamo ristrutturato, abbiamo fatto un investimento rilevante e credevamo in questa professione e nella possibilità di sviluppo della zona; ora siamo molto perplessi per il futuro di nostra figlia, che parla inglese ed è coadiuvata dal marito Paolo che è un ottimo cuoco di scuola alberghiera».

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