Italia
Lunità di Osservazione breve intensiva diretta da Marco Monfardini compie 10 anni
Il reparto-filtro dimezza i ricoveri
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Da sinistra Andrea Cai, Silvia Briani, Piero Paolini, Marco Monfardini e Fabio Pronti Su 100 pazienti del pronto soccorso solo 13 si trasformano in degenti
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PISTOIA. Nel 1997 il 30% dei pazienti passati dal pronto soccorso venivano ricoverati. Oggi la quota dei ricoverati si è ridotta al 13,2%, nonostante gli accessi al pronto soccorso siano notevolmente aumentati. E' questo uno dei dati che rende maggiormente l'idea del lavoro svolto negli ultimi dieci anni - compiuti in questi giorni - dall'Obi, il reparto di Osservazione breve intensiva dell'ospedale del Ceppo. L'Obi è parte integrante dell'unità operativa di medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza, diretta da Andrea Cai, che accoglie i pazienti provenienti dal contiguo pronto soccorso. Negli ultimi anni l'attività dell'Obi, di cui è responsabile Marco Monfardini, è notevolmente cresciuta, tanto che oggi conta 18 medici, 54 infermieri e 28 personale Oss, a cui collaborano i 6 medici e altrettanti infermieri di radiologia. Inoltre, il reparto conta 18 posti letto. Una sorta di filtro che consente di abbattere i ricoveri ma anche indagini diagnostiche accurate. Tanto che, altro dato significativo, dei pazienti che vengono mandati a casa - la grande maggioranza - solo lo 0,9% torna all'ospedale nelle successive 48 ore. Nei 18 posti dell'Obi, che diverranno 21 nel futuro Ceppo, passano pazienti che necessitano di approfondimenti diagnostici, che vengono effettuati in un periodo di tempo che va dalle 24 alle 36-48 ore al massimo. «L'alta formazione del personale per la presa in carico dei pazienti e l'aggiornamento continuo, l'utilizzo di tecnologie avanzate, la guardia attiva 24 ore su 24 per la refertazione di radiografie e Tc - spiega Cai - insieme all'attivazione dell'osservazione breve intensiva - hanno trasformato profondamente l'organizzazione dell'emergenza-urgenza orientando sempre di più i pronto soccorsi anche a supportare l'ospedale RA ospedaliera ottimizzando le risorse e quindi con ricadute positive sull'intero sistema». In questo senso l'Obi è un tipo di degenza che permette la gestione ottimale da un punto di vista diagnostico e terapeutico di alcuni selezionati problemi clinici come ad esempio il trauma cranico e toracico, il dolore addominale, il dolore toracico, la perdita di coscienza, la cefalea e la vertigine. «E' un modello -aggiunge Monfardini - che evita il ricovero vero e proprio, ma garantisce di effettuare in breve tempo gli esami necessari». Nel 2009 su un totale di 55.683 accessi, 7358 pazienti sono stati ricoverati, 41112 sono stati dimessi, 3714 sono stati inviati all'Obi. Di questi, solo 473 sono stati successivamente ricoverati e 231 trasferiti in altri ospedali. Dei 3714 pazienti solo 237 sono stati dimessi dopo 48 ore di degenza. «Significa - prosegue Monfardini - che in strutture come l'Obi i problemi ad alta complessità ma a bassa criticità sono affrontati con percorsi adattati alle reali necessità del paziente in alternativa ai ritmi di strutture più statiche come le unità operative». I cittadini che hanno usufruito del servizio sono rimasti soddisfatti per le cure ricevute, l'accoglienza e la professionalità degli operatori come risulta da un'indagine condotta con un test al quale, in un solo mese, ha risposto il 70% dei ricoverati. F.A.
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