Proteste
Bartolini tra parola e immagine
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In alto, unimmagine di Sigfrido Bartolini da giovane. A destra, le vetrate per la chiesa dellImmacolata La Banca di Pistoia presenta il libro strenna 2010
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PISTOIA. Oggi alle 17,30 a Palazzo Comunale, Franco Cardini e Elena Pontiggia presentano il libro-strenna che quest'anno la Banca di Pistoia ha voluto per i suoi soci dedicato a un grande artista pistoiese scomparso da poco più di tre anni, Sigfrido Bartolini. Il volume, pubblicato dalla casa editrice Polistampa di Mauro Pagliai, si intitola "Sigfrido Bartolini. Fra luoghi e tempo: la parola e l'immagine" e propone una prima ricognizione storico-critica sulla figura dell'artista pistoiese attraverso il suo lavoro di scrittore e di artista (la "parola e l'immagine") inserito nel contesto storico e nei luoghi che lo hanno nutrito ("luoghi e tempo"). Il filo rosso intorno al quale è stato costruito questo itinerario alla scoperta di Bartolini è il suo diario inedito, "Disperata felicità", di cui si parlò per la prima volta nel corso di un convegno che Pescia, nel novembre 2009, dedicò all'artista. Il diario, circa 1.900 pagine manoscritte su grandi quaderni formato A4, si snoda durante l'arco di oltre mezzo secolo, dal 1954 al 2007 (anno della morte), e dunque rappresenta un punto di partenza importante per ricostruire non solo la biografia intellettuale dell'artista, ma anche la sua poetica, la sua estetica e soprattutto la sua prosa di scrittore. Introdotto da un bellissimo scritto di Franco Cardini (il cui titolo si ispira all'opera più fascinosa di Claudio Magris) "Illazioni su una seggiola impagliata", il volume raccoglie sette saggi che da diversi punti di vista iniziano a ricostruire, per la storia, la personalità multiforme di Bartolini. Così Claudio Rosati, il cui intervento apre il libro (per sottolineare quella cifra del pittore che lo ha reso celebre in Italia e all'estero), si dedica al Costruttore di paesaggi, privilegiando il sostrato culturale di un artista che ha rappresentato quasi esclusivamente un paesaggio popolato dalle monumentali case di cui la pistoiese Fortezza di Santa Barbara (più volte riprodotta da Bartolini e che domina la copertina del volume) è un archetipo. Marino Biondi propone un'ipotesi di analisi dello scrittore, Giovanni Capecchi ricostruisce la sua attività di studioso ugualmente interessato a esaminare l'attività di incisori dei nomi celebri del '900 italiano, come Soffici, Sironi, Lega, ma anche quella artistica di pittori del milieu pistoiese del secolo scorso che se ebbe poca fortuna di fama, non difettò in valore. Simonetta Bartolini percorre il diario inedito. La seconda parte dei saggi è dedicata alle testimonianze: Siliano Simoncini ricostruisce la biografia del Bartolini insegnante alla scuola d'arte Policarpo Petrocchi e Aurelio Pezzola che in quell'istituto fu suo allievo, ne rievoca il magistero mostrando quanto dalle case di Bartolini egli abbia tratto ispirazione per la sua attività di architetto. Infine la direttrice dei musei civici di Pistoia, Elena Testaferrata, guida il lettore in una visita assolutamente particolare nella casa di Bartolini, sottolineando la ricchezza archivistica e di materiali di studio di una dimora d'artista che ha il progetto di diventare fondazione. A illustrare quest'ultima parte le bellissime fotografie di Grazia Sgrilli che compongono un Album di casa Bartolini suggestivo e fascinoso. Potrà forse stupire che in questo libro nessun saggio sia dedicato specificatamente all'opera del pittore, che pure fu quella che ha reso Bartolini famoso in Italia e all'estero. Il motivo è da ricercarsi nella vasta bibliografia critica già presente mentre più scarna è quella dedicata al ritratto complessivo dell'intellettuale e dell'artista. Così questo libro inizia a supplire ad una mancanza. Così la Banca di Pistoia, fedele al suo obiettivo di valorizzazione del territorio nel quale opera e di particolare attenzione alla sua cifra culturale offre ai lettori un libro che, come scrive il presidente Andrea Amadori nella sua nota introduttiva: «raccontasse il Sigfrido che tutti abbiamo conosciuto, magari solo vedendolo passare in bicicletta per le vie della città con il suo immancabile basco, dunque il Sigfrido pistoiese, ma anche quello che si proiettava oltre le mura della città, quella che il Sindaco Renzo Berti ebbe felicemente a definire in occasione della morte dell'artista: internazionale pistoiesità.»
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