La protesta
Don Tonino Bello, domani la festa per i 10 anni di vita
Al Centro d'ascolto la povertà parla sempre più italiano
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AGLIANA. E' con una festa per tutta la comunità che domani, dalle 18 nei locali del circolo Nuovo Verdi, verranno festeggiati i dieci anni di vita del Centro d'ascolto zonale "Don Tonino Bello" attivo nella parrocchia di San Piero. «Sarà un momento conviviale aperto a tutti - dice don Paolo Tofani - un momento importante perchè il Centro d'ascolto fa servizio a nome dell'intera comunità parrocchiale che dovrebbe sempre di più farsi interprete delle povertà». Coinvolgere tutta la comunità di fedeli per festeggiare l'anniversario del centro, è una precisa scelta. Come fu una scelta, fatta da don Paolo e da quel gruppo di volontari che lo seguì prontamente nel settembre 2000, posizionare il Centro d'ascolto zonale (cioè di tutto il territorio aglianese) in quei locali adiacenti alla chiesa che davano sulla centralissima via Matteotti. «Fu naturale - dice il parrocco, nonché vicedirettore della Caritas diocesana - nonostante all'inizio qualcuno lo considerasse "disdicevole". Deve essere chiaro che, ascoltare i bisogni delle persone, è un chiaro impegno della comunità. Devo dire che la fatica più grande, non solo qui ad Agliana certo, è farne sentire la ricaduta sulla comunità parrocchiale». I primi anni i colloqui le richieste d'aiuto arrivavano in larga parte da cittadini stranieri. «Dieci anni fa - racconta don Paolo, a San Piero da 17 anni - una decina di volontari iniziarono un percorso formativo che portò ad aprire il centro per tre volte la settimana come succede tutt'ora ogni settimana. Al centro venivano principalmente gli stranieri che cercavano aiuto per problemi legati all'inserimento lavorativo e alla ricerca della casa. Dal 2008 però è iniziato a crescere il numero di italiani, come in tutta la diocesi». La mancanza del lavoro, le difficoltà a pagare il mutuo e la paura di perdere la casa i motivi che fanno sì che nel 2010 la percentuale di richieste da italiani e stranieri, sia in parità. Sentendo parlare don Paolo Tofani si capisce che ripercorrere la storia del Centro d'ascolto, è porre la lente sui cambiamenti che hanno interessato l'ultimo decennio del territorio aglianese. «Cambiamenti molto forti nel tessuto economico e sociale - spiega il parroco - La crisi del tessile ha investito in maniera decisa il territorio e il settore vivaistico non ha riassorbito tutti. Tanti sono partiti in cerca di lavori più qualificati e le fasce deboli sono rimaste sacrificate da questa situazione. La perdita del lavoro produce molte situazioni di disagio sia negli italiani e sia in quegli stranieri che, negli anni, non avevano avuto più bisogno del Centro». I volontari hanno scelto due volti - simbolo per far capire che a, dieci anni dall'apertura delle porte del Centro, è fondamentale tener alta l'attenzione: dieci anni fa quello di una signora straniera regolarmente soggiornante che chiedeva aiuto per le difficoltà economiche. Oggi c'è quello di un altro cittadino straniero che per la perdita del lavoro, perde il permesso di soggiorno per lui e per i figli cresciuti in Italia. «Il Centro d'ascolto - conclude don Paolo - lavora in rete sia con tutti i servizi diocesani che con l'amministrazione pubblica. Il nostro compito è quello di continuare a porre con forza l'attenzione al bisogno di politiche che non tengano conto solo del Prodotto interno lordo, ma che mettano i poveri in primo piano. E la Chiesa tutta deve avere più coraggio a denunciare quelle politiche che hanno poco a cuore l'inserimento dei più deboli nel tessuto economico e sociale del paese».
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