Gioco
Bene lexport, male il mercato interno del Mezzogiorno, principale riferimento delle nostre aziende
Un anno per riscuotere dal sud in crisi La biancheria cerca clienti al nord
Marta Quilici
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Unaddetta al lavoro in un ricamificio. Sotto, Gable Capecchi 3 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Il mercato estero regge, soprattutto Stati Uniti, Canada, Inghilterra, ma si registrano ancora chiusure di aziende, soprattutto piccoli artigiani, e il mercato interno non si è ancora ripreso. I problemi sono le riscossioni che, ben oltre la soglia dei 60-90 giorni, nel mercato interno arrivano anche a un anno. È il quadro della biancheria per la casa nel nostro territorio, settore che, a Quarrata e Casalguidi, rappresenta una delle più importanti attività produttive dopo il mobile. Il corredo, ormai démodé, dev'essere rimpiazzato da prodotti sempre nuovi, ma sempre di alta qualità e dal design innovativo. Gli artigiani si scontrano con i prezzi stracciati della concorrenza estera e asiatica, ma anche con le imposizioni fiscali e le carenze di infrastrutture che non favoriscono il rifiorire del mercato italiano. Il risultato è un carico di lavoro sempre maggiore, ma un minor margine di guadagno per l'impossibilità di rincarare i prezzi dei prodotti finiti. Si attende, tra un paio di mesi, la quarta edizione di Immagine Italia e Co, dal 4 al 6 febbraio, alla Fortezza da Basso. «Si sente ancora parlare di chiusure di aziende - spiega Andrea Mazzei, funzionario della Confartigianato -, segnale di una difficoltà persistente. Sta invece avendo successo chi ha diversificato il prodotto. Rimane una cesura tra un mercato interno che ancora soffre e un mercato estero che presenta importanti opportunità». Il problema principale, confermato anche da Mazzei, rimangono i pagamenti, soprattuto sul mercato interno in cui si nota una differenza tra il nord e il sud: «Il Mezzogiorno - spiega Roberto Cianchi, della Cainchi Srl di Valenzatico - è uno dei maggiori mercati in Italia. In questo momento sta però subendo una forte crisi che si manifesta soprattuto nel ritardo dei pagamenti protratti anche a un anno. Il nord, invece, risente meno di questo problema. C'è quindi chi sta spostando l'attenzione da sud a nord, ma per farlo è necessario cambiare lo stile del prodotto: da sud a nord il gusto cambia. Altra necessità è quella di proporre di continuo nuovi modelli sul mercato. Risulta positiva, ad esempio, la scelta della mia azienda di investire in modellistica. Ci vorrebbero agevolazioni fiscali, lo snellimento della burocrazia e dei corsi sulla sicurezza che sono spesso un costo e un impiego di tempo eccessivi per aziende come le nostre». E sull'export: «Il made in Italy o made in Tuscany paga - afferma Gable Capecchi (nella foto) dell'omonimo ricamificio - Il problema è la diminuzione dei margini di quadagno, il sistema creditizio che stringe sempre più, la necessitèà di proporre rapidamente sempre nuovi prodotti, ma anche la carenza di infrastrutture: da Quarrata a Montecatini devo attraversare 5 comuni, sull'A11 di mattina c'è sempre la fila. Sull'autostrada tra Firenze e Bologna se nevica non si passa. Anche questo incide e qui i cinesi non c'entrano».
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