Il Tirreno

Pistoia

Bene l’export, male il mercato interno del Mezzogiorno, principale riferimento delle nostre aziende

Un anno per riscuotere dal sud in crisi La biancheria cerca clienti al nord

Marta Quilici
Un’addetta al lavoro in un ricamificio. Sotto, Gable Capecchi
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Un’addetta al lavoro in un ricamificio. Sotto, Gable Capecchi

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 QUARRATA. Il mercato estero regge, soprattutto Stati Uniti, Canada, Inghilterra, ma si registrano ancora chiusure di aziende, soprattutto piccoli artigiani, e il mercato interno non si è ancora ripreso.  I problemi sono le riscossioni che, ben oltre la soglia dei 60-90 giorni, nel mercato interno arrivano anche a un anno.  È il quadro della biancheria per la casa nel nostro territorio, settore che, a Quarrata e Casalguidi, rappresenta una delle più importanti attività produttive dopo il mobile.  Il corredo, ormai démodé, dev'essere rimpiazzato da prodotti sempre nuovi, ma sempre di alta qualità e dal design innovativo. Gli artigiani si scontrano con i prezzi stracciati della concorrenza estera e asiatica, ma anche con le imposizioni fiscali e le carenze di infrastrutture che non favoriscono il rifiorire del mercato italiano.  Il risultato è un carico di lavoro sempre maggiore, ma un minor margine di guadagno per l'impossibilità di rincarare i prezzi dei prodotti finiti.  Si attende, tra un paio di mesi, la quarta edizione di Immagine Italia e Co, dal 4 al 6 febbraio, alla Fortezza da Basso. «Si sente ancora parlare di chiusure di aziende - spiega Andrea Mazzei, funzionario della Confartigianato -, segnale di una difficoltà persistente. Sta invece avendo successo chi ha diversificato il prodotto. Rimane una cesura tra un mercato interno che ancora soffre e un mercato estero che presenta importanti opportunità».  Il problema principale, confermato anche da Mazzei, rimangono i pagamenti, soprattuto sul mercato interno in cui si nota una differenza tra il nord e il sud: «Il Mezzogiorno - spiega Roberto Cianchi, della Cainchi Srl di Valenzatico - è uno dei maggiori mercati in Italia. In questo momento sta però subendo una forte crisi che si manifesta soprattuto nel ritardo dei pagamenti protratti anche a un anno. Il nord, invece, risente meno di questo problema. C'è quindi chi sta spostando l'attenzione da sud a nord, ma per farlo è necessario cambiare lo stile del prodotto: da sud a nord il gusto cambia.  Altra necessità è quella di proporre di continuo nuovi modelli sul mercato. Risulta positiva, ad esempio, la scelta della mia azienda di investire in modellistica. Ci vorrebbero agevolazioni fiscali, lo snellimento della burocrazia e dei corsi sulla sicurezza che sono spesso un costo e un impiego di tempo eccessivi per aziende come le nostre».  E sull'export: «Il made in Italy o made in Tuscany paga - afferma Gable Capecchi (nella foto) dell'omonimo ricamificio - Il problema è la diminuzione dei margini di quadagno, il sistema creditizio che stringe sempre più, la necessitèà di proporre rapidamente sempre nuovi prodotti, ma anche la carenza di infrastrutture: da Quarrata a Montecatini devo attraversare 5 comuni, sull'A11 di mattina c'è sempre la fila. Sull'autostrada tra Firenze e Bologna se nevica non si passa. Anche questo incide e qui i cinesi non c'entrano».  

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