Sicurezza
Servizio civile. Il direttore Suppressa: «Meno strumenti di morte, più fondi»
Indignazione della Caritas per i tagli
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Marcello Suppressa 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «Se lo Stato mettesse da parte la scelta, immorale, di finanziare strumenti di morte, i cacciabombardieri F35, spendendo 16 miliardi di euro, immaginatevi quanti fra i nostri giovani potrebbero fare il servizio civile!». Grida "indignazione", a nome dell'intera Caritas pistoiese, il direttore Marcello Suppressa per il taglio annunciato dal governo dei fondi al servizio civile. Mercoledì prossimo la Conferenza nazionale fra gli enti che ospitano giovani in servizio civile consegnerà al presidente Napolitano una petizione, con ventimila firme, per sostenere il settore. «Un settore che nel 2007 - spiega Suppressa - riceveva a livello nazionale 296 milioni, crollati quest'anno a 170 e fissati in soli 113 per il 2011: il che, tradotto in giovani in servizio, significa una "picchiata" dai51 mila del 2007 ai 19mila di quest'anno». «Con il servizio civile - prosegue Suppressa - la nostra Caritas ha potuto far sperimentare ai giovani il senso di cittadinanza, il prendersi cura in prima persona dei problemi delle persone; ha potuto farli sentire protagonisti e attori della propria storia per arrivare a vivere il nostro mondo con la consapevolezza che qualcosa si può fare per migliorarlo, partendo proprio da coloro che fanno più fatica». Ma c'è di più: «Ai giovani abbiamo fatto conoscere la Chiesa facendoceli entrare dalla porta principale e cioè quella della Carità: la porta dell'amore e del servizio. Ragazzi spesso lontani dalla fede e molto critici verso la Chiesa, se accompagnati da adulti che cercano di testimoniare il Vangelo con il servizio, finiscono l'esperienza civile con molte meno certezze e molti più dubbi. E allora si vedono giovani restare come volontari o, come è già successo con l'obiezione di coscienza, fare gli operatori nelle associazioni, nelle cooperative». «Insomma - conclude amareggiato - dispiace perché si perde un'occasione in cui i giovani si possono sperimentare, dove possono sbagliare, cadere e reagire, provare emozioni, crescere da buoni cittadino. Temo che far crescere cittadini responsabili non sia fra le priorità di questo nostro Stato».
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