Sicurezza
«La nostra scuola cade a pezzi»
Marta Quilici
Autogestione e denuncia all'istituto per l'agricoltura
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PISTOIA. Corsi di musica, cinema, aule di dibattito, incontri con studenti universitari e professori interni, ma anche assemblee sulla sicurezza della scuola. All'istituto per l'agricoltura De Franceschi la cogestione sposa le proteste contro la riforma Gelmini, ma si concentra anche sui problemi interni dell'inadeguatezza delle strutture. Aule sotto-misura, plessi da buttar giù e da rifare dove però trovano ancora alloggio due aule (la 5ª C e 5ª B), pannelli del soffitto pericolanti, scale di emergenza sempre piene di acqua ristagnante e alcuni sprechi, come una costosissima cella per la "micropropagazione delle piante" acquistata anni fa, ma mai utilizzata.
Gli studenti aveano già denunciato alcune carenze, ma adesso a sottoscriverle è anche la presidenza: «Stamattina - spiega il professor Francesco Meleca, referente per la sicurezza della scuola - ho relazionato al preside le istanze espresse dagli studenti nell'articolo del Tirreno della settimana scorsa. La scuola ha deciso di unirsi alle loro osservazioni inoltrandole alla Provincia. Non si tratta di un atto di accusa nei confronti dell'amministrazione. Anzi. La Provincia si è sempre dimostrata celere e disponibile alle nostre richieste. Nell'istituto ci sono però problemi che devono essere risolti: le scale per le emergenze devono essere rifatte, abbiamo in alcuni plessi delle infiltrazioni di acqua causate dalle piogge intense di questi giorni. Abbiamo tre aule sottodimensionate: la 2ª A, la 2ª B e la 2ª C».
Inoltre c'è il problema del capannone che un tempo ospitava la Facoltà universitaria di agraria. «Andrebbe buttato giù e rifatto - conferma Meleca - ma per il momento ospita due classi». «A novembre - spiega Mohammed Abdellah, 5ª B - abbiamo iniziato a imbiancare tutte le aule della scuola. Ne abbiamo già riverniciate molte, ma ci sono anche altri problemi: la mia classe è nel plesso dell'ex università: ci sono alcuni pannelli del soffitto rotti, ed è rotta anche la finestra. Per tenerla aperta bisogna fermarla con un'asse di legno».
«C'è anche una cella per la micropropagazione delle piante - spiega Luca Salvadori, 5ª B - costosissima, ma mai utilizzata. Lungo le scale di emergenza, poi, quando piove, si formano cascate di acqua che le rendono inutilizzabili e scivolose. Alcuni terrazzini hanno mattonelle e muretti sconquassati». La palestra non c'è, ma ci sono campi sportivi all'aperto. «Fortunatamente adesso stanno rifacendo gli spogliatoi - spiega Antonio Indovino - prima c'entravano dentro anche i piccioni». Ieri mattina gli studenti dell'istituto, in co-gestione da lunedì, hanno organizzato un incontro con la ex preside del liceo classico Forteguerri Rita Flamma sul tema della riforma della scuola; a seguire corsi di vario tipo. Molto frequentato quello di musica tenuto da Francesco Tessi, studente della 4ª C, e quello di cinematografia con la professoressa di lettere Ottavia Gattai.
Gli studenti aveano già denunciato alcune carenze, ma adesso a sottoscriverle è anche la presidenza: «Stamattina - spiega il professor Francesco Meleca, referente per la sicurezza della scuola - ho relazionato al preside le istanze espresse dagli studenti nell'articolo del Tirreno della settimana scorsa. La scuola ha deciso di unirsi alle loro osservazioni inoltrandole alla Provincia. Non si tratta di un atto di accusa nei confronti dell'amministrazione. Anzi. La Provincia si è sempre dimostrata celere e disponibile alle nostre richieste. Nell'istituto ci sono però problemi che devono essere risolti: le scale per le emergenze devono essere rifatte, abbiamo in alcuni plessi delle infiltrazioni di acqua causate dalle piogge intense di questi giorni. Abbiamo tre aule sottodimensionate: la 2ª A, la 2ª B e la 2ª C».
Inoltre c'è il problema del capannone che un tempo ospitava la Facoltà universitaria di agraria. «Andrebbe buttato giù e rifatto - conferma Meleca - ma per il momento ospita due classi». «A novembre - spiega Mohammed Abdellah, 5ª B - abbiamo iniziato a imbiancare tutte le aule della scuola. Ne abbiamo già riverniciate molte, ma ci sono anche altri problemi: la mia classe è nel plesso dell'ex università: ci sono alcuni pannelli del soffitto rotti, ed è rotta anche la finestra. Per tenerla aperta bisogna fermarla con un'asse di legno».
«C'è anche una cella per la micropropagazione delle piante - spiega Luca Salvadori, 5ª B - costosissima, ma mai utilizzata. Lungo le scale di emergenza, poi, quando piove, si formano cascate di acqua che le rendono inutilizzabili e scivolose. Alcuni terrazzini hanno mattonelle e muretti sconquassati». La palestra non c'è, ma ci sono campi sportivi all'aperto. «Fortunatamente adesso stanno rifacendo gli spogliatoi - spiega Antonio Indovino - prima c'entravano dentro anche i piccioni». Ieri mattina gli studenti dell'istituto, in co-gestione da lunedì, hanno organizzato un incontro con la ex preside del liceo classico Forteguerri Rita Flamma sul tema della riforma della scuola; a seguire corsi di vario tipo. Molto frequentato quello di musica tenuto da Francesco Tessi, studente della 4ª C, e quello di cinematografia con la professoressa di lettere Ottavia Gattai.
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