Gioco
La mostra Abbandono e speranza fino al 6 gennaio
Il fotografo Francesco Lunghi espone al circolo Arci
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Francesco Lunghi 2 MINUTI DI LETTURA
MONTALE. Sbarre arrugginite, stanze vuote, scale che scendono verso il buio e che salgono alla disperata ricerca della luce. Immagini strappate al tempo, dimenticate dagli uomini e salvate dall'arte: è "Abbandono e speranza", la mostra fotografica di Francesco Lunghi esposta al circolo Arci fino al 6 gennaio. Cartiere e fabbriche dimenticate, è qui che il giovane talento ha catturato il filo precario a cui è appeso l'animo dell'uomo. «Si tratta di luoghi che simboleggiano la persona, è una ricerca interiore quella che mostro, un cammino verso la speranza» spiega Lunghi. L'apertura al futuro, a ciò che succederà si fa spazio con prepotenza in quelle stanze vuote attraverso la luce. «Fotografare il raggio di sole che entra da una finestra significa illuminare di nuovo il posto abbandonato», un luogo che oltrepassa il suo essere fisico e che ritrae, nuda, «una situazione di disagio», un umore nero e scuro che però continua ad aggrapparsi con forza al bianco. «La luce che entra, che passa dai finestroni è la speranza», «c'è sempre una finestra in ogni stanza» dice Lunghi. Le 10 foto che dominano il corridoio dell'Arci portano con sè un racconto autentico, una storia che si distacca dai luoghi stessi che il fotografo ha ritratto e arriva a toccare le corde più intime dell'uomo e del suo modo, spesso dolente ma mai arrendevole, di stare al mondo. Ogni immagine immortalata pur oscillando tra l' abbandono e la speranza propone soggetti diversi. In una impera l'immagine di un calendario rimasto attaccato a una parete in rovina, il tempo lì si è fermato. Un'altra immortala una sedia a rotelle abbandonata in mezzo all'enorme stanza, forse dimora di un ex manicomio. Dietro le rovine però resiste la luce, forte e instancabile. Francesco Lunghi, giovane montalese che oggi vive a Tobbiana, può finalmente condividere parte del proprio lavoro col suo paese. Difficile infatti per lui, come per gli altri talenti nostrani, trovare un "palco" per esprimersi e per farsi sentire. B.F.
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