Sicurezza
«A 50 anni nessuno ti vuole più»
Marta Quilici
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Franco Melani: il licenziamento arriverà per Natale Il dramma degli operai della Mas di Bottegone
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PISTOIA. Sotto l'albero di Natale, le lettere di licenziamento. «Ce le aspettiamo da un giorno all'altro, ma non capiamo i motivi per cui hanno rifiutato di chiedere la proroga della cassa integrazione. Hanno detto che se la Mas non esiste più non devono più esistere neppure i suoi dipendenti. Insomma, non dobbiamo esistere più neppure noi». Franco Melani è uno dei novantasei operai dell'industria di laminati elettronici di Bottegone che ha chiuso i battenti a maggio dell'anno scorso. Franco è entrato alla Mas nel 1985, in produzione. «Sono 25 anni - spiega - che lavoro, o meglio, lavoravo, alla Mas. Praticamente sono tra i più anziani, anche se i miei 52 anni sono troppi per un nuovo lavoro, ma troppo pochi per la pensione. Per quella, infatti, mi mancano ancora altri otto anni circa: un periodo che in qualche modo dovrò pure coprire. Ho mandato curriculum in giro, come tutti i miei colleghi del resto. Ma il lavoro non si trova e, comunque, di sicuro non a Pistoia. Forse a Lucca, Firenze, ma non è facile. E poi c'è il viaggio, e il salario che, se va bene, è comunque al minimo. Le aziende cercano manodopera specializzata: noi abbiamo tutti i requisiti, ma quando si va a mostrare l'età, ti liquidano in un batter d'occhi. Sotto i trent'anni ti prendono, perché ti assumono come apprendista. Oltre i 30 è già un problema. A 50 anni poi, non ti considerano nemmeno. Almeno così mi dicono i miei colleghi. Io di curriculum ne ho inviati molti, ma per adesso non ho avuto neppure un colloquio». Lunedì la curatela fallimentare ha negato definitivamente la proroga della cassa integrazione per altri quattro mesi. «Ci aspettiamo da un momento all'altro la lettera di licenziamento - spiega Franco - Avevano già minacciato di inviarla a novembre, allo scadere del precedente periodo di cassa integrazione, poi siamo riusciti ad avere una proroga che ci accompagnasse alla fine dell'anno, che ci permettesse di finire il 2010 in relativa serenità, o almeno con la sicurezza economica di quegli 850 euro mensili. Le lettere comunque le hanno già pronte, devono solo imbucarle». Franco sa bene qual è l'iter che attende un operaio alla chiusura di una fabbrica: lo ha già vissuto stando accanto a sua moglie, ex dipendente dell'azienda tessile montalese Super Lana, chiusa nel 2006. «Un anno di cassa integrazione, due di mobilità, e poi basta. A casa. Colloqui, curriculum, tentativi di riqualificazione: il risultato è che nel 2010 mia moglie ha trovato da lavorare solo per 4 mesi. Si cerca lavoro per arrivare alla pensione, ma anche perché sennò tutto il giorno a casa cosa ci si fa? Facciamo colloqui al centro per l'impiego e gli psicologi ci spronano a cercare il lavoro, a riqualificarci, a reinventarci. È giusto, ma a volte è anche frustrante, perché magari te ci provi ma sei rifiutato». «La Mas é una multinazionale - conclude - e come tale fa il suo interesse, spostando la produzione dove più le conviene, aprendo stabilimenti e chiudendone altri. I nostri macchinari adesso sono in Germania».
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