Il Tirreno

Pistoia

Fumata nera per i 96 dipendenti dall’incontro di ieri all’Assindustria

Mas, arrivano i licenziamenti

Marta Quilici
Mas, arrivano i licenziamenti

No alla proroga della cassa integrazione in deroga

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PISTOIA. Niente cassa integrazione per gli operai della Mas. A gennaio partiranno le lettere di licenziamento per i quasi cento dipendenti. Per loro si avvicina un Natale amaro. L'azienda ieri ha dato la sua sentenza definitiva: non richiederà nessun altro periodo di cassa integrazione, nonostante le richieste di sindacati e Provincia. I sindacati proclamano lo stato di agitazione: «È una decisione incomprensibile», e chiedono al più presto un incontro con le istituzioni alla presenza anche del curatore fallimentare, Andrea Ferlito. Il 31 dicembre, per i 96 lavoratori ancora legati al sito industriale scadrà il periodo di cassa integrazione straordinaria. Nel maggio 2009 l'azienda chiuse i battenti e lasciò a casa 126 lavoratori. Di questi, appena una trentina ha ritrovato lavoro o hanno potuto accedere alla pensione. Per gli altri, i sindacati hanno chiesto la proroga di altri quattro mesi di cassa integrazione straordinaria in deroga.

Le richieste non sono state ascoltate e, nell'incontro di ieri pomeriggio ad Assindustria, i rappresentanti della Mas hanno annunciato i licenziamenti a partire dal 31 dicembre. La posizione dei sindacati era stata sostenuta anche dalla Provincia: in una lettera del 3 dicembre, la stessa presidente Federica Fratoni chiedeva al curatore Ferlito di acconsentire alla richiesta dei sindacati anche alla luce della difficile situazione occupazionale del territorio. Con i 4 mesi di cigs in deroga i 96 dipendenti della ex azienda di laminati elettronici di Bottegone avrebbero potuto contare su qualche soldo in più. Ad alcuni di loro avrebbe consentito di maturare il prolungamento della mobilità e ad altri sarebbe servito da tramite verso il pensionamento. Per tutti, il rinnovo della cig avrebbe significato continuare a rimanere ancorati al presidio industriale anche in vista di un passaggio di proprietà e ripartenza del sito. Eventualità, per altro, non così lontana: secondo le ultime notizie, emerse anche al tavolo sindacale di ieri pomeriggio, sembra che siano già arrivate sul tavolo del curatore alcune pre-offerte.

Il Tribunale in effetti ha già manifestato l'intenzione di bandire un'asta per la vendita dell'area. «Proprio la possibilità di un rilevamento dell'area - ribadisce Michele Gargini, della Cgil - suggerirebbe a maggior ragione l'ancoraggio degli operai al sito produttivo, in vista di una ripartenza. La decisione dell'azienda è per noi inconcepibile». «Questo atteggiamento, privo di senso di responsabilità - affermano in coro Cgil, Cisl e Uil - rischia di peggiorare ulteriormente la situazione sociale, già drammatica, del territorio pistoiese. Proclamiamo dunque lo stato d'agitazione e, nel valutare le iniziative di lotta da intraprendere, chiediamo immediatamente la convocazione di un tavolo istituzionale al quale dovrà partecipare il liquidatore giudiziale, unico interlocutore titolato a fornire le motivazioni di questa grave scelta».

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