Italia
Mamma Ebe rinviata a giudizio
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A sinistra don Sebastiano al suo ingresso in tribunale sopra Gigliola Giorgini mentre sale sul cellulare che la riporterà al cercere di Sollicciano. A destra Gabriele Casotto scortato dalla polizia penitenziariaLe lacrime del marito: «Scarceratela, deve finire la sua vita a casa»
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PISTOIA. Ancora un rinvio a giudizio per Mamma Ebe, al secolo Gigliola Giorgini, la Santona del San Baronto. Così come per tredici degli altri imputati comparsi ieri mattina davanti al giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Pistoia accusati di associazione per delinquere finalizzata all'abusivo esercizio della professione sanitaria e alla truffa aggravata. Altri tre imputati hanno invece chiesto e ottenuto di essere giudicati per rito abbreviato direttamente davanti al gup. Tra loro anche don Sebastien Kalimbiro Maheshe, l'ex parroco di Lamporecchio accusato di aver attribuito veste religiosa ufficiale al ruolo della Giorgini partecipando agli incontri spirituali. Gli altri due sono invece Daniele Chiocchi, 48 anni, residente a Pisa, e Giovannamaria Passeri, 73 anni, di Ginestra Fiorentina. Saranno processati allo stato degli atti (senza testimoni) l'11 febbraio prossimo. Per il sacerdote gli avvocati difensori Pamela Mariotti e Alberto Orsi hanno chiesto l'acquisizione agli atti della cartella clinica e dei certificati medici relativi alle lesioni alle gambe causa dei persistenti dolori che avevano spinto don Sebastiano a rivolgersi a Mamma Ebe per dei massaggi. Respinta invece la richiesta dell'avvocato di Chiocchi - Michele Capecchi, difensore anche della Passeri - di una perizia psichiatrica sul suo assistito. Il processo davanti al tribunale collegiale per gli altri 14 imputati è stato fissato per il 14 dicembre. Ma si tratterà soltanto di un'udienza tecnica, in cui la corte affiderà a un perito la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali contenute tra le prove della pubblica accusa. Il dibattimento inizierà invece il 22 marzo. Il gup Luciano Costantini si è riservato la decisione per quanto riguarda le istanze di revoca o attenuazione delle misure cautelari a cui sono ancora sottoposti Gigliola Giorgini e il marito Gabriele Casotto (in carcere dall'11 giugno scorso) e Marco Gabbriellini (agli arresti domiciliari): il pm, Francesco Sottosanti, ha chiesto infatti due giorni di tempo per esprimere il proprio parere. Gli avvocati della Giorgini hanno psiegato come le condizioni di salute della loro assistita siano incompatibili con la detenzione: per un principio di infarto, alcuni giorni fa era stata ricoverata in ospedale. A bordo di un cellulare della polizia peni tenziaria, Mamma Ebe è arrivata in piazza del Duomo poco prima delle dieci di ieri mattina, attirando subito sguardi e commenti da parte dei commercianti e delle tante persone presenti al mercato ambulante che l'hanno riconosciuta. Dopo quasi sei mesi di lontananza, fuori dall'aula d'udienza, ha potuto incontrare nuovamente il marito. Un incontro durato pochi minuti dal quale è uscita visibilmente provata e commossa. Così come non è riuscito a trattenere le lacrime il marito quando, nel corso dell'udienza, ha pregato il giudice, dichiarandosi disposto ad assumersi tutte le colpe, di concedere alla moglie la scarcerazione: alla sua età, vicina alla fine, gli ultimi giorni della sua vita avrebbe dovuto passarli a casa. L'udienza preliminare di ieri mattina era relativa all'inchiesta che, nel giugno scorso, ha portato ancora una volta in carcere Mamma Ebe. Al termine di una complessa indagine portata avanti dai carabinieri della Stazione di Quarrata, coordinati dal pm Sottosanti, l'arresto era stato effettuato dai militari dell'Arma l'11 giugno scorso, con un blitz a Villa Gigliola, dove, sul San Baronto, la Giorgini, evidentemente, continuava ad esercitare la propria "missione": in quel momento stava praticando un massaggio terapeutico a una cliente. In manette insieme a lei finirono anche il marito Gabriele Casotto e Marco Gabbriellini, presidente dell'organizzazione legata alla figura di Mamma Ebe, l'Opera di Gesù misericordioso. L'accusa di associazione per delinquere riguarda il periodo che va dal novembre 2008 al giugno scorso, quelle di esercizio abusivo della professione sanitaria, truffa aggravata e gestione non autorizzata di ambulatorio medico riguardano anche, per alcuni degli imputati, gli 2005-2007.
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