Sicurezza
Rianimazione aperta, addio ora del passo
Francesco Albonetti
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Non più divieti e rigorose limitazioni orarie. Non più camici e mascherine né parenti in trepida e angosciante attesa fuori dalla Rianimazione. L'ora del passo è stata abolita anche nelle strutture di terapia intensiva. Ora l'accesso per i parenti è totalmente libero, salvo le ovvie limitazioni per consentire il lavoro degli operatori e la privacy degli altri pazienti. Una novità dettata da indagini e studi, che hanno accertato come la maggiore libertà porta vantaggi e benefici sia per i pazienti che per i parenti. Non solo, non sono necessari camici e mascherine, basta lavarsi le mani per limitare al massimo il pericolo di infezioni, anche nei reparti dove sono ricoverati i pazienti più gravi, spesso in lotta fra la vita e la morte.
La novità, introdotta gradualmente già da qualche tempo negli ospedali di Pistoia e Pescia, è il frutto di un lungo percorso formativo, organizzativo e culturale. La maggior parte delle rianimazioni italiane restano strutture tradizionalemente chiuse, dove prevale l'idea che la riduzione dei contatti protegga il paziente da eventuali infezioni e tuteli gli operatori sanitari dalle interferenze dei familiari nel processo di cura. «Questo cambiamento - hanno spiegato i due responsabili Luca Rosso e Leandro Barontini - scaturisce dalle sempre più frequenti riflessioni sull'umanizzazione delle cure e su un progetto più ampio che ha interessato i nostro presidi ospedalieri con l'obiettivo di migliorare il rapporto con l'utenza. Nello specifico - proseguono i due medici - l'apertura delle rianimazioni ha richiesto un cambiamento organizzativo notevole ed uno sforzo da parte di tutto il personale, che ora è anche impegnato in un lavoro relazionale che si è moltiplicato». In passato le visite alle terapie intensive erano consentite due volte al giorno. Con la rianimazione aperta, l'Asl 3 va incontro ai bisogni del gruppo familiare che deve percepire come sufficiente il tempo trascorso con il paziente. Non un libero accesso tout court, quanto piuttosto un accoglienza, una presa in carico del paziente e dei familiari da parte dello staff curante. Gli effetti ottenuti con la nuova modalità di visita, come evidenzia uno studio dell'Università di Firenze, hanno ricadute positive sia sul piano strettamente clinico sia su quello psicoaffettivo. I medici hanno riscontrato, ad esempio, che la riduzione della sintomatologia ansiosa, associata al regime di visita libera, ha determinato in molti casi un migliore profilo neuro-ormonale e di conseguenza una minore incidenza di insufficienza cardiaca. La presenza del familiare, quindi, influenza significativamente la terapia. «Da un punto di vista strettamente pratico - aggiungono le caposala Daniela Pippi e Silvana Giardi - le regole che sono state introdotte riguardano soprattutto il rispetto della privacy dei pazienti e il lavaggio accurato delle mani che rappresentano l'unico veicolo certo di infezione». «Toccare il proprio caro, aiutarlo, sono gesti di grande valore sul piano relazionale e terapeutico - spiegano le caposala - e, anche la morte, può essere affrontata in maniera diversa se i familiari hanno la possibilità di essere presenti».
Alla fase terminale (e a come comunicarla ai parenti) gli operatori hanno dedicato uno specifico percorso formativo per sviluppare le necessarie competenze relazionali anche in rapporto ai diversi culti religiosi. Con l'avvento del modello ospedaliero per intensità di cura, cambia anche l'organizzazione delle rianimazioni. Attualmente, per esempio, a Pistoia c'è la terapia intensiva con 6 posti letto, l'Utic con 8 e quella cardiologica con 10 posti più uno per le emergenze. In futuro ci sarà un unico livello 1, che avrà la terapia intensiva e anche quella sub-intensiva (oggi assente), rispettivamente con 12 e 16 posti letto.
La novità, introdotta gradualmente già da qualche tempo negli ospedali di Pistoia e Pescia, è il frutto di un lungo percorso formativo, organizzativo e culturale. La maggior parte delle rianimazioni italiane restano strutture tradizionalemente chiuse, dove prevale l'idea che la riduzione dei contatti protegga il paziente da eventuali infezioni e tuteli gli operatori sanitari dalle interferenze dei familiari nel processo di cura. «Questo cambiamento - hanno spiegato i due responsabili Luca Rosso e Leandro Barontini - scaturisce dalle sempre più frequenti riflessioni sull'umanizzazione delle cure e su un progetto più ampio che ha interessato i nostro presidi ospedalieri con l'obiettivo di migliorare il rapporto con l'utenza. Nello specifico - proseguono i due medici - l'apertura delle rianimazioni ha richiesto un cambiamento organizzativo notevole ed uno sforzo da parte di tutto il personale, che ora è anche impegnato in un lavoro relazionale che si è moltiplicato». In passato le visite alle terapie intensive erano consentite due volte al giorno. Con la rianimazione aperta, l'Asl 3 va incontro ai bisogni del gruppo familiare che deve percepire come sufficiente il tempo trascorso con il paziente. Non un libero accesso tout court, quanto piuttosto un accoglienza, una presa in carico del paziente e dei familiari da parte dello staff curante. Gli effetti ottenuti con la nuova modalità di visita, come evidenzia uno studio dell'Università di Firenze, hanno ricadute positive sia sul piano strettamente clinico sia su quello psicoaffettivo. I medici hanno riscontrato, ad esempio, che la riduzione della sintomatologia ansiosa, associata al regime di visita libera, ha determinato in molti casi un migliore profilo neuro-ormonale e di conseguenza una minore incidenza di insufficienza cardiaca. La presenza del familiare, quindi, influenza significativamente la terapia. «Da un punto di vista strettamente pratico - aggiungono le caposala Daniela Pippi e Silvana Giardi - le regole che sono state introdotte riguardano soprattutto il rispetto della privacy dei pazienti e il lavaggio accurato delle mani che rappresentano l'unico veicolo certo di infezione». «Toccare il proprio caro, aiutarlo, sono gesti di grande valore sul piano relazionale e terapeutico - spiegano le caposala - e, anche la morte, può essere affrontata in maniera diversa se i familiari hanno la possibilità di essere presenti».
Alla fase terminale (e a come comunicarla ai parenti) gli operatori hanno dedicato uno specifico percorso formativo per sviluppare le necessarie competenze relazionali anche in rapporto ai diversi culti religiosi. Con l'avvento del modello ospedaliero per intensità di cura, cambia anche l'organizzazione delle rianimazioni. Attualmente, per esempio, a Pistoia c'è la terapia intensiva con 6 posti letto, l'Utic con 8 e quella cardiologica con 10 posti più uno per le emergenze. In futuro ci sarà un unico livello 1, che avrà la terapia intensiva e anche quella sub-intensiva (oggi assente), rispettivamente con 12 e 16 posti letto.
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