Sicurezza
Commissariamento all'Aias, ecco le contestazioni
Tiziana Gori
Un documento svela i motivi del commissariamento
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PISTOIA. Per mesi avvolto nella nebbia, senza alcuna spiegazione plausibile, il commissariamento dell'Aias ha adesso un punto di origine chiaro, incontrovertibile: un esposto presentato da un gruppo di genitori di ragazzi che frequentano l'Aias all'indomani dell'assemblea per il rinnovo del consiglio direttivo. «A nostro avviso quell'assemblea del 13 giugno del 2009, fu totalmente illegittima, in contrasto con la disciplina vigente nell'associazione. Soprattutto, si era determinata una violazione del principio democratico di tutela delle minoranze». Stefano Meoni è uno dei firmatari dell'esposto presentato pochi giorni dopo quell'assemblea all'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) e alla direzione generale toscana dell'Agenzia delle Entrate.
Quest'esposto può aver determinato il commissariamento dell'Aias pistoiese, anche se Meoni sostiene di non essere mai stato contattato e di non aver parlato con Giulio Francesco Bagnale, il commissario inviato dall'Aias nazionale. «I nostri 40 ragazzi, che hanno meno di 16 anni, sono una minoranza rispetto al numero totale di persone con disabilità che frequentano il centro. Ma all'età evolutiva è stato dato poco. I genitori coinvolti pochissimo nelle scelte, e male informati. Non abbiamo avuto la possibilità di avere un nostro rappresentante all'interno del consiglio di amministrazione».
Perché l'esposto? Il motivo principale, sostiene Meoni, è la risposta negativa del presidente Aias Luigi Bardelli alla richiesta di un maggior numero di ore di terapia per i loro ragazzi. «Ho portato mio figlio all'Aias quando aveva 4 anni, adesso ne ha 13. I nostri ragazzi sono quasi tutti afflitti da sindromi di tipo autistico. Ci fu proposto il metodo "Teach" che, assicuravano, avrebbe dato buoni risultati. Tenga conto che con un figlio autistico è praticamente impossibile andare a fare la spesa o a mangiare una pizza, e la notte non si dorme. Nel giro di alcuni mesi, vidi in mio figlio dei piccoli cambiamenti. Il metodo è efficace, ma deve essere effettuato in maniera continuativa, almeno per cinque giorni. La terapia all'Aias consisteva in non più di due-tre ore settimanali. Quando abbiamo provato a chiedere al presidente Bardelli alcune ore in più ci è stato risposto che non c'erano soldi. Poi, abbiamo potuto constatare che si passavano soldi alla Fondazione Maria Assunta in cielo per costruire immobili. Quando si ha un attivo di diverse centinaia di migliaia di euro, perché non vengono spesi per dare terapie migliori?». «Noi non possiamo - prosegue - aspettare anni. I miglioramenti, nei ragazzi autistici, si possono ottenere prima dell'ingresso nell'età adulta. Mi rammarica sia stata fatta passare l'idea che "si deve tutelare solo chi è nel seminternato", come se le famiglie dei ragazzi in età evolutiva pretendessero tutto per loro. Non è così». Meoni aveva chiesto di diventare socio Aias un anno dopo aver portato il figlio nel centro di San Biagio. «Mi sembrava giusto partecipare alla vita dell'Aias. Io a quest'associazione ho dato il mio bene più caro, mio figlio. Sono stati necessari tre anni per diventare socio». Nell'esposto si legge che «le resistenze più forti provenivano da Bardelli, ed erano legate anche ad un'accesa discussione tra il presidente e alcuni esponenti più giovani all'interno della Onlus, per fatti gestionali su cui era sorta contestazione (pagamenti di appalti, consulenze a congiunti di amministratori, rapporti economici tra l'associazione e una società commerciale presieduta dallo stesso presidente)». Motivi di dissidio, insomma, legati a una gestione complessiva dell'Aias, che avevano la punta dell'iceberg - secondo Meoni - nelle poche terapie per i ragazzi in età evolutiva. «Le nostre domande - dice Meoni - alla fine sono state accolte, dopo una contestata revisione dello statuto, insieme a numerose altre richieste che hanno portato il numero dei soci dai 120 dell'assemblea 2007 ai quasi 500 attuali». L'essere divenuti soci ha dato la possibilità di partecipare all'assemblea per il rinnovo del consiglio direttivo del 2009.
«Prima di quel momento non abbiamo potuto conoscere la lista dei soci, né metterci in contatto con loro». Durante l'assemblea, si legge nell'esposto, «Bardelli ha dichiarato che le polemiche pubbliche degli ultimi anni avevano evidenziato l'esistenza di una minoranza e di una maggioranza nel consiglio. Per questo, a nome della maggioranza, ha proposto una "propria" lista di candidati, fissando un quarto d'ora di tempo per la presentazione di eventuali altre liste». Meoni presentò una propria lista.
«Alla richiesta - prosegue l'esposto - dei soci Biagini e Panerai, di esprimere il voto "per liste", al fine di garantire la possibilità della minoranza di essere rappresentata, il presidente Bardelli e il presidente dei sindaci revisori Giorgio Federighi affermarono invece che tutti i nominativi sarebbero confluiti in un'unica scheda elettorale e che sarebbero stati dichiarati eletti i 15 candidati che avessero riportato maggiori preferenze. In presenza di un voto organizzato da chi aveva potuto tenere i contatti con la base sociale, nel frattempo enormemente cresciuta, il metodo di voto voluto dal presidente significava azzerare ogni possibilità di accesso al consiglio da parte della minoranza». «Io me ne sono andato - spiega Meoni - e così altri soci, chiedendo che la nostra uscita fosse messa a verbale. Di fatto, poi, le elezioni hanno portato alla nomina di un consiglio interamente composto da nominativi proposti dal presidente Bardelli». All'esposto ha fatto seguito, nel novembre del 2009, una telefonata dell'Agenzia delle Onlus allo stesso Meoni. «Mi fu detto che avevano comunicato all'Aias pistoiese la necessità di ripetere le elezioni del consiglio direttivo. Non è avvenuto». E perché l'esposto inviato anche all'Agenzia delle Entrate? «Perché il presidente Bardelli vuole gestire una Onlus come un'azienda che produce profitti».
Quest'esposto può aver determinato il commissariamento dell'Aias pistoiese, anche se Meoni sostiene di non essere mai stato contattato e di non aver parlato con Giulio Francesco Bagnale, il commissario inviato dall'Aias nazionale. «I nostri 40 ragazzi, che hanno meno di 16 anni, sono una minoranza rispetto al numero totale di persone con disabilità che frequentano il centro. Ma all'età evolutiva è stato dato poco. I genitori coinvolti pochissimo nelle scelte, e male informati. Non abbiamo avuto la possibilità di avere un nostro rappresentante all'interno del consiglio di amministrazione».
Perché l'esposto? Il motivo principale, sostiene Meoni, è la risposta negativa del presidente Aias Luigi Bardelli alla richiesta di un maggior numero di ore di terapia per i loro ragazzi. «Ho portato mio figlio all'Aias quando aveva 4 anni, adesso ne ha 13. I nostri ragazzi sono quasi tutti afflitti da sindromi di tipo autistico. Ci fu proposto il metodo "Teach" che, assicuravano, avrebbe dato buoni risultati. Tenga conto che con un figlio autistico è praticamente impossibile andare a fare la spesa o a mangiare una pizza, e la notte non si dorme. Nel giro di alcuni mesi, vidi in mio figlio dei piccoli cambiamenti. Il metodo è efficace, ma deve essere effettuato in maniera continuativa, almeno per cinque giorni. La terapia all'Aias consisteva in non più di due-tre ore settimanali. Quando abbiamo provato a chiedere al presidente Bardelli alcune ore in più ci è stato risposto che non c'erano soldi. Poi, abbiamo potuto constatare che si passavano soldi alla Fondazione Maria Assunta in cielo per costruire immobili. Quando si ha un attivo di diverse centinaia di migliaia di euro, perché non vengono spesi per dare terapie migliori?». «Noi non possiamo - prosegue - aspettare anni. I miglioramenti, nei ragazzi autistici, si possono ottenere prima dell'ingresso nell'età adulta. Mi rammarica sia stata fatta passare l'idea che "si deve tutelare solo chi è nel seminternato", come se le famiglie dei ragazzi in età evolutiva pretendessero tutto per loro. Non è così». Meoni aveva chiesto di diventare socio Aias un anno dopo aver portato il figlio nel centro di San Biagio. «Mi sembrava giusto partecipare alla vita dell'Aias. Io a quest'associazione ho dato il mio bene più caro, mio figlio. Sono stati necessari tre anni per diventare socio». Nell'esposto si legge che «le resistenze più forti provenivano da Bardelli, ed erano legate anche ad un'accesa discussione tra il presidente e alcuni esponenti più giovani all'interno della Onlus, per fatti gestionali su cui era sorta contestazione (pagamenti di appalti, consulenze a congiunti di amministratori, rapporti economici tra l'associazione e una società commerciale presieduta dallo stesso presidente)». Motivi di dissidio, insomma, legati a una gestione complessiva dell'Aias, che avevano la punta dell'iceberg - secondo Meoni - nelle poche terapie per i ragazzi in età evolutiva. «Le nostre domande - dice Meoni - alla fine sono state accolte, dopo una contestata revisione dello statuto, insieme a numerose altre richieste che hanno portato il numero dei soci dai 120 dell'assemblea 2007 ai quasi 500 attuali». L'essere divenuti soci ha dato la possibilità di partecipare all'assemblea per il rinnovo del consiglio direttivo del 2009.
«Prima di quel momento non abbiamo potuto conoscere la lista dei soci, né metterci in contatto con loro». Durante l'assemblea, si legge nell'esposto, «Bardelli ha dichiarato che le polemiche pubbliche degli ultimi anni avevano evidenziato l'esistenza di una minoranza e di una maggioranza nel consiglio. Per questo, a nome della maggioranza, ha proposto una "propria" lista di candidati, fissando un quarto d'ora di tempo per la presentazione di eventuali altre liste». Meoni presentò una propria lista.
«Alla richiesta - prosegue l'esposto - dei soci Biagini e Panerai, di esprimere il voto "per liste", al fine di garantire la possibilità della minoranza di essere rappresentata, il presidente Bardelli e il presidente dei sindaci revisori Giorgio Federighi affermarono invece che tutti i nominativi sarebbero confluiti in un'unica scheda elettorale e che sarebbero stati dichiarati eletti i 15 candidati che avessero riportato maggiori preferenze. In presenza di un voto organizzato da chi aveva potuto tenere i contatti con la base sociale, nel frattempo enormemente cresciuta, il metodo di voto voluto dal presidente significava azzerare ogni possibilità di accesso al consiglio da parte della minoranza». «Io me ne sono andato - spiega Meoni - e così altri soci, chiedendo che la nostra uscita fosse messa a verbale. Di fatto, poi, le elezioni hanno portato alla nomina di un consiglio interamente composto da nominativi proposti dal presidente Bardelli». All'esposto ha fatto seguito, nel novembre del 2009, una telefonata dell'Agenzia delle Onlus allo stesso Meoni. «Mi fu detto che avevano comunicato all'Aias pistoiese la necessità di ripetere le elezioni del consiglio direttivo. Non è avvenuto». E perché l'esposto inviato anche all'Agenzia delle Entrate? «Perché il presidente Bardelli vuole gestire una Onlus come un'azienda che produce profitti».
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