Sicurezza
Disoccupati e cassintegrati per la prima volta davanti al banco alimentare
Aumentano i nuovi poveri
B.F.
◗
La consegna di generi vari nel banco alimentare di un associazione Una famiglia su 5 aiutata dal Pozzo non si era mai vista
2 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Sono sempre di più le persone costrette a rivolgersi ai servizi sociali per svoltare la settimana, almeno a tavola. Solo nell'ultimo periodo, da agosto ad oggi, ben 9 delle 50 famiglie aiutate dal banco alimentare dell'associazione "Pozzo di Giacobbe" sono nuove, mai viste prima né dai volontari né dai funzionari del Comune. Non vengono cioè da una situazione di disagio abituale ma sono figlie della crisi economica. La storia è comune ai molti: improvvisamente ci si ritrova senza un lavoro, senza uno stipendio, con un affitto da pagare o con un mutuo che pesa sulle spalle. «Dieci anni fa erano soprattutto gli stranieri appena arrivati in Italia o le persone disadattate ad aver bisogno dei servizi sociali. Oggi la composizione è molto, molto diversa. C'è gente che mai avrebbe pensato di rivolgersi a queste strutture, che fino al giorno prima faceva una vita normale, viveva del proprio lavoro». A dirlo è la responsabile educativa del "Pozzo" Valentina Chericoni, una che è impegnata, tutti i giorni, in questa realtà. E' lei ad avere il metro della situazione: «Da due anni a questa parte si vedono anche famiglie così. Hanno un atteggiamento diverso rispetto alle altre. Ti ringraziano mille volte, quasi scusandosi per quello che stanno ricevendo. E sono le prime ad andarsene, a non avere più necessità del banco, perchè sono abituate a lavorare. Cercano in tutti i modi di reagire e di farcela con le proprie gambe». Chi invece resta impantanato nell'immobilismo peggiore è l'anziano solo, quello che non può far nulla per cambiare la propria condizione. E infatti gli ultraottantenni senza una famiglia alle spalle sono quelli che rinnovano la propria presenza al banco allo scadere d'ogni periodo, un lasso di tempo trimestrale, col ritiro degli alimenti fissato ogni 15 giorni. A far da zoccolo duro restano anche le famiglie che vivono la precarietà in modo continuativo. Sono sia italiane che straniere. Un 50 e 50 in cui la parte del leone tra chi viene dai Paesi esteri è dei marocchini, dei pakistani e degli albanesi. Che le richieste al banco alimentare aumentino di stagione in stagione lo dimostra l'ultima integrazione di spesa fatta dal Comune: 1.354 euro aggiunti ai 22.145 già stanziati per questo 2010 e destinati proprio ai cibi distribuiti dal "Pozzo di Giacobbe". Ogni trimestre passano dall'associazione, filtrate formalmente dai servizi sociali, 50 famiglie. Alla onlus quarratina però non si fa assistenzialismo ma educazione. Ecco perchè la volontà è quella di insegnare alle persone come alimentarsi e come sfruttare al meglio la spesa, all'insegna della razionalizzazione. Un progetto per ora solo sulla carta che ha bisogno di fondi, soldi che ancora non ci sono.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
