Il Tirreno

Pistoia

Azienda tutta in rosa pronta a conquistare il mercato dei divani

Beatrice Faragli
Da sinistra nella foto Patrizia Benelli e la titolare Katia Berti
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Da sinistra nella foto Patrizia Benelli e la titolare Katia Berti

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 PISTOIA. Donne e imbottito, una scommessa in rosa. La sfida è della "Berti divani e poltrone srl", in cui a comandare sono le signore. La titolare, Katia Berti, e la preziosissima direttrice commerciale, factotum all'occorrenza, Patrizia Benelli, da gennaio di quest'anno, guidano una squadra tutta al femminile. Il loro slogan "da un altro punto di vista" è anche un consiglio, un invito a guardare verso nuovi orizzonti.  Sono donne pure le segretarie e la commercialista. I maschi restano confinati alla produzione: 80 dipendenti da tener sott'occhio ogni mattina.  «Per una volta tanto siamo noi a pagare gli uomini per una prestazione» dice ironica la Benelli. E, in effetti, di ironia ce n'è voluta davvero molta per sopravvivere trent'anni tra vertici dirigenziali completamente al maschile. Stereotipi, pregiudizi, difficoltà, chi più ne ha più ne metta: la carriera per le donne è tutta in salita. Se si tratta di imbottito, poi, il rosa diventa davvero una sfida snervante. Sarà per tenacia, sarà per capacità o per spirito di rivalsa, ma la coppia per adesso funziona.  Certo la scommessa è ardita quando ci sono i divani in mezzo, un settore in crisi che deve piegarsi alle logiche mondiali. «E' proprio questo il bello» rassicura la direttrice commerciale. In sei mesi il fatturato è cresciuto almeno del doppio e, cosa ancora più importante, la ditta è passata dallo scorniciato, il classico divano di stampo tradizionale, ai modelli d'avanguardia.  Nel settembre 2009, inoltre, Katia Berti ha deciso di fare il grande passo spostando la produzione in Romania, per affrontare le richieste del mercato. Poco dopo la rottura coi colleghi uomini e il sodalizio con la Benelli, una donna di comando. Proprio lei, all'alba del nuovo millennio, dopo anni spesi nelle aziende dell'imbottito quarratino, è salita alla guida del consorzio Pistoia export, uno dei pochi che ha chiuso coi conti in attivo.  Caschetto biondo platino, occhi azzurri e smalto rosso alle unghie, non si definisce certo una femminista, anzi. Di idealismo qui ce n'è ben poco. Queste son donne che hanno scontato fin dall'inizio anche la propria bellezza. «Eravamo stufe di tutti i problemi» dice sulle tante difficoltà imposte da un mondo in mano agli uomini. «Avere un titolare donna - continua - è l'esperienza migliore avuta fin o ad ora». E se lo dice lei, che ha girato l'Europa e la Cina per vendere divani lavorando per oltre tre decenni nel settore, c'è da crederci. Da indossatrice prima e da donna d'affari poi, spiega: «Col tempo e con i risultati ho sfatato tante maldicenze che mi hanno seguita negli anni».  A volte però esser donna è anche un vantaggio. «Nel rapporto con i clienti c'è un approccio diverso, come una gentilezza atavica che spesso l'uomo anche inconsciamente ci riserva».  In Romania poi le cose vanno addirittura meglio che in Italia: «Se riesci a mantenere il tuo ruolo e a dimostrarti forte e al comando tutti i dipendenti ti assicurano rispetto. Non abbiamo mai avuto reazioni maschiliste».  Anche nella ricerca delle relazioni con l'estero c'è un occhio di riguardo per le colleghe e le clienti in rosa: «Nel nostro piccolo - spiega la Benelli - cerchiamo di ritrovare fuori dall'Italia imprese al femminile».

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